Busto Arsizio - La parrocchia guidata da don Mauro ha ospitato il rito misto venendo incontro alla folta comunità ucraina, rumena e greca che segue il rito bizantino
A Borsano si festeggia di nuovo il Natale, ma è quello greco-bizantino
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Cattolici greci, ucraini, rumeni e italiani hanno pregato insieme a Busto Arsizio seguendo il rito bizantino, una forma del rituale liturgico nato dal riavvicinamento di una parte degli ortodossi al cattolicesimo. La parrocchia di Borsano dedicata ai santi pietro e paolo si è trasformata per un pomeriggio in luogo di preghiera misto, oggi mercoledì 7 gennaio, nel giorno del Natale ortodosso celebrato dal sacerdote don Andrea, venuto da roma su richiesta delle locali comunità rumena, ucraina e greca.
Circa un centinaio le persone presenti alla cerimonia religiosa, in maggioranza colf e badanti che hanno assistito al rito, in lingua slava, con grande partecipazione. Le belle voci del coro hanno accompagnato tutta la messa officiata di spalle dal sacerdote e dal diacono. Le due ali della chiesa erano occupate da una parte dai cattolici romani e dall'altra dai cattolici bizantini.
La celebrazione del natale dei cattolici bizantini è stata possibile grazie al locale parroco di Borsano don Mauro che ha permesso il rito. Per la chiesa bustese il rituale misto non è una novità e già in precedenza erano stati celebrati matrimoni ortodossi. L'esigenza nasce dalla forte presenza nella zona di fedeli di questa confessione, che unisce elementi di cattolicesimo (riconoscendo il papa) ad elementi ortodossi. La funzione di oggi segue quella celebrata un anno fa nella parrocchia di San Carlo. Positivi i commenti dei fedeli che hanno ringraziato la chiesa cattolica per la possibilità concessa.
http://www3.varesenews.it/busto/articolo.php?id=115866
giovedì 8 gennaio 2009
RELIGIONE: SEDE ITALIANA CHIESA ORTODOSSA ALL'AQUILA
RELIGIONE: SEDE ITALIANA CHIESA ORTODOSSA ALL'AQUILA
La Chiesa ortodossa italiana ha trasferito la propria sede da Ravenna a L'Aquila nella chiesa da poco ristrutturata di Santa Croce che si trova di fronte il palazzo di giustizia. La notizia e' stata ufficializzata stamane, dal sindaco dell'Aquila Massimo Cialente e dai rappresentanti della Chiesa Ortodossa in Italia, Antonio De Rosso, Arcivescovo dell'Aquila e Metropolita d'Italia e dal vescovo Basilica Grillo Miceli. "Abbiamo scelto L'Aquila come sede della nostra Chiesa perche' a Ravenna c'erano solo fedeli ma non avevamo una Chiesa - ha detto Miceli - e anche per la sua centralita' geografica, facilmente raggiungibile anche dalle isole. I rapporti con la curia aquilana sono sicuro che saranno ottimi, in fondo i nostri scopi sono gli stessi, a cominciare dalla predicazione del Vangelo di Cristo. Da parte nostra - ha proseguito Miceli - ci sara' la massima collaborazione. La nostra attivita' non sara' solo spirituale ma anche materiale verso gli indigenti e chi vive in condizioni d difficolta". La consacrazione della nuova Cattedrale Metropolitana avverra' sabato 10 gennaio alle ore 16 alla presenza anche di rappresentanti della curia aquilana. Domenica alle 10.30 sara' invece celebrata la prima Divina Liturgia pontificale, presieduta dal metropolita d'Italia, Antonio De Rosso. Per il sindaco dell'Aquila la citta' ha tutte le carte per essere, a livello nazionale e internazionale, il luogo della pace e della spiritualita'". (AGI)
(07 gennaio 2009 ore 16.49)
http://ilcentro.repubblica.it/dettaglio-news/LAquila-16:49/3488108?edizione=LAquila
La Chiesa ortodossa italiana ha trasferito la propria sede da Ravenna a L'Aquila nella chiesa da poco ristrutturata di Santa Croce che si trova di fronte il palazzo di giustizia. La notizia e' stata ufficializzata stamane, dal sindaco dell'Aquila Massimo Cialente e dai rappresentanti della Chiesa Ortodossa in Italia, Antonio De Rosso, Arcivescovo dell'Aquila e Metropolita d'Italia e dal vescovo Basilica Grillo Miceli. "Abbiamo scelto L'Aquila come sede della nostra Chiesa perche' a Ravenna c'erano solo fedeli ma non avevamo una Chiesa - ha detto Miceli - e anche per la sua centralita' geografica, facilmente raggiungibile anche dalle isole. I rapporti con la curia aquilana sono sicuro che saranno ottimi, in fondo i nostri scopi sono gli stessi, a cominciare dalla predicazione del Vangelo di Cristo. Da parte nostra - ha proseguito Miceli - ci sara' la massima collaborazione. La nostra attivita' non sara' solo spirituale ma anche materiale verso gli indigenti e chi vive in condizioni d difficolta". La consacrazione della nuova Cattedrale Metropolitana avverra' sabato 10 gennaio alle ore 16 alla presenza anche di rappresentanti della curia aquilana. Domenica alle 10.30 sara' invece celebrata la prima Divina Liturgia pontificale, presieduta dal metropolita d'Italia, Antonio De Rosso. Per il sindaco dell'Aquila la citta' ha tutte le carte per essere, a livello nazionale e internazionale, il luogo della pace e della spiritualita'". (AGI)
(07 gennaio 2009 ore 16.49)
http://ilcentro.repubblica.it/dettaglio-news/LAquila-16:49/3488108?edizione=LAquila
In manette con l’accusa di poligamia: arrestati i leader della setta di Bountiful
In manette con l’accusa di poligamia: arrestati i leader della setta di Bountiful
In manette i due leader religiosi della setta di Bountiful
Due leader religiosi della comunità di poligami vicino Crest, in British Columbia, sono stati arrestati. Si tratta di Winston Blackmore e di James Oler: il primo è stato accusato di essere sposato con venti donne, il secondo “solo” con due.
«L’indagine è stata molto complessa - -ha detto l’Attorney General Wally Oppal - e si è trascinata per più di venti anni. La disputata è ruotata sempre intorno al principio di libertà religiosa». Secondo due costituzionalisti le accuse di poligamia potrebbero essere annullate dopo un ricorso alla Carta dei diritti e delle libertà «ma - ha aggiunto - sono sempre stato convinto che ciò non sarebbe accaduto».
A giugno dello scorso anno il governo della British Columbia aveva nominato un magistrato per investigare su presunti abusi a Bountiful.
Nella comunità di poligami di Bountiful, vicino Creston, in British Columbia, vivono circa 1000 persone, frangia del Foundamentalist Church of Jesus Christ Of Latter Day Saints (Flds), che fa capo a Winston Blackmore, che predica la poligamia. L’uomo è stato scomunicato dalla Flds, ma continua a predicare i suoi principi nel piccolo villaggio.
Fra le accuse c’è anche quella di “sfruttamento di donne e bambini”. Oltre ad essere sposato con più di una donna, infatti, Blackmore è accusato anche di aver costretto ragazze molto giovani della comunità a diventare mogli di uomini molto più vecchi o a trasferirsi per matrimoni combinati in altre sette gemelle degli Stati Uniti. Blackmore si è rifiutato di commentare quest’accusa. L’uomo, che è di fatto il leader della comunità nonostante sia stato ufficialmente scomunicato dalla Flds, ha pubblicamente ammesso di praticare la poligamia, di essere sposato con molte donne e di avere molti figli da mogli diverse, ma ha fermamente respinto le accuse di “sfruttamento dei minori’.
http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=82719
In manette i due leader religiosi della setta di Bountiful
Due leader religiosi della comunità di poligami vicino Crest, in British Columbia, sono stati arrestati. Si tratta di Winston Blackmore e di James Oler: il primo è stato accusato di essere sposato con venti donne, il secondo “solo” con due.
«L’indagine è stata molto complessa - -ha detto l’Attorney General Wally Oppal - e si è trascinata per più di venti anni. La disputata è ruotata sempre intorno al principio di libertà religiosa». Secondo due costituzionalisti le accuse di poligamia potrebbero essere annullate dopo un ricorso alla Carta dei diritti e delle libertà «ma - ha aggiunto - sono sempre stato convinto che ciò non sarebbe accaduto».
A giugno dello scorso anno il governo della British Columbia aveva nominato un magistrato per investigare su presunti abusi a Bountiful.
Nella comunità di poligami di Bountiful, vicino Creston, in British Columbia, vivono circa 1000 persone, frangia del Foundamentalist Church of Jesus Christ Of Latter Day Saints (Flds), che fa capo a Winston Blackmore, che predica la poligamia. L’uomo è stato scomunicato dalla Flds, ma continua a predicare i suoi principi nel piccolo villaggio.
Fra le accuse c’è anche quella di “sfruttamento di donne e bambini”. Oltre ad essere sposato con più di una donna, infatti, Blackmore è accusato anche di aver costretto ragazze molto giovani della comunità a diventare mogli di uomini molto più vecchi o a trasferirsi per matrimoni combinati in altre sette gemelle degli Stati Uniti. Blackmore si è rifiutato di commentare quest’accusa. L’uomo, che è di fatto il leader della comunità nonostante sia stato ufficialmente scomunicato dalla Flds, ha pubblicamente ammesso di praticare la poligamia, di essere sposato con molte donne e di avere molti figli da mogli diverse, ma ha fermamente respinto le accuse di “sfruttamento dei minori’.
http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=82719
martedì 6 gennaio 2009
Il retroscena Sagrato profanato e svastiche: «Vaticano preoccupato»
il Giornale.it
n. 5 del 2009-01-06 pagina 8
Il retroscena Sagrato profanato e svastiche: «Vaticano preoccupato»
di Andrea Tornielli
RomaIn Vaticano c’è preoccupazione per quanto avvenuto durante le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese, con le bandiere israeliane bruciate e la stella di David trasformata in svastica nazista, e i cortei culminati con centinaia di partecipanti che pregavano in direzione della Mecca, davanti alle porte del Duomo di Milano e di San Petronio a Bologna. Lo conferma al Giornale il direttore dell’Osservatore Romano, Gian Maria Vian: «C’è preoccupazione per questo uso violento della religione, sono rimasto impressionato da quanto è accaduto. Bisogna far di tutto per evitare queste strumentalizzazioni». Il quotidiano vaticano, nel numero oggi in edicola, non dedica molte righe ai cortei italiani e soprattutto, pur citandoli, omette riferimenti alle polemiche suscitate dalla preghiera islamica in piazza Duomo, trasformata in moschea all’aperto.
L’intenzione di tutti è quella di non enfatizzare quanto accaduto. Ma, al tempo stesso, a nessuno sfugge la delicatezza della situazione. La Curia milanese tace, dopo le parole dell’arciprete del Duomo, monsignor Luigi Manganini, che aveva definito la vicenda una «mancanza di sensibilità» da parte dei manifestanti musulmani e aggiungendo: «Da cristiano non avrei partecipato a una manifestazione che si fosse conclusa con una preghiera proprio di fronte a una moschea».
Preoccupazione, come pure volontà di non gettare benzina sul fuoco, si percepisce anche ai vertici della Conferenza episcopale italiana. Né la presidenza né il segretario generale sono intervenuti direttamente. Un commento su quanto avvenuto è stato però affidato a don Gino Battaglia, direttore dell’ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei: «La preghiera è cercare Dio: è sempre mettere nelle sue mani le nostre attese, speranze o desideri. Ovvero espressione di gratitudine e di lode. Ha dunque una sua logica, che non può essere mai contro qualcuno, a meno di non tradire la sua stessa essenza».
«Bisogna fare attenzione», osserva un vescovo della Santa Sede, collaboratore di Benedetto XVI, «perché secondo la visione islamica, la preghiera in un determinato luogo può significare renderlo musulmano per sempre. E poi, vorrei sperare che quanti si sono inginocchiati a pregare in direzione della Mecca a due passi dai portoni del Duomo di Milano, chiusi nonostante la messa vespertina, non siano gli stessi che hanno esultato bruciando la bandiera di Israele. Proprio oggi ho parlato di questo con un cardinale, il quale mi ha detto: “Se pregano, non fanno la guerra”. Mi auguro davvero che sia così. Purtroppo però negli ultimi anni abbiamo visto spesso il contrario, e cioè la crescita di un fondamentalismo che incita all’odio e alla violenza usando il nome di Dio: un abuso che prima Giovanni Paolo II e ora Benedetto XVI hanno fortemente criticato».
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© SOCIETÀ EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=318810
n. 5 del 2009-01-06 pagina 8
Il retroscena Sagrato profanato e svastiche: «Vaticano preoccupato»
di Andrea Tornielli
RomaIn Vaticano c’è preoccupazione per quanto avvenuto durante le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese, con le bandiere israeliane bruciate e la stella di David trasformata in svastica nazista, e i cortei culminati con centinaia di partecipanti che pregavano in direzione della Mecca, davanti alle porte del Duomo di Milano e di San Petronio a Bologna. Lo conferma al Giornale il direttore dell’Osservatore Romano, Gian Maria Vian: «C’è preoccupazione per questo uso violento della religione, sono rimasto impressionato da quanto è accaduto. Bisogna far di tutto per evitare queste strumentalizzazioni». Il quotidiano vaticano, nel numero oggi in edicola, non dedica molte righe ai cortei italiani e soprattutto, pur citandoli, omette riferimenti alle polemiche suscitate dalla preghiera islamica in piazza Duomo, trasformata in moschea all’aperto.
L’intenzione di tutti è quella di non enfatizzare quanto accaduto. Ma, al tempo stesso, a nessuno sfugge la delicatezza della situazione. La Curia milanese tace, dopo le parole dell’arciprete del Duomo, monsignor Luigi Manganini, che aveva definito la vicenda una «mancanza di sensibilità» da parte dei manifestanti musulmani e aggiungendo: «Da cristiano non avrei partecipato a una manifestazione che si fosse conclusa con una preghiera proprio di fronte a una moschea».
Preoccupazione, come pure volontà di non gettare benzina sul fuoco, si percepisce anche ai vertici della Conferenza episcopale italiana. Né la presidenza né il segretario generale sono intervenuti direttamente. Un commento su quanto avvenuto è stato però affidato a don Gino Battaglia, direttore dell’ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei: «La preghiera è cercare Dio: è sempre mettere nelle sue mani le nostre attese, speranze o desideri. Ovvero espressione di gratitudine e di lode. Ha dunque una sua logica, che non può essere mai contro qualcuno, a meno di non tradire la sua stessa essenza».
«Bisogna fare attenzione», osserva un vescovo della Santa Sede, collaboratore di Benedetto XVI, «perché secondo la visione islamica, la preghiera in un determinato luogo può significare renderlo musulmano per sempre. E poi, vorrei sperare che quanti si sono inginocchiati a pregare in direzione della Mecca a due passi dai portoni del Duomo di Milano, chiusi nonostante la messa vespertina, non siano gli stessi che hanno esultato bruciando la bandiera di Israele. Proprio oggi ho parlato di questo con un cardinale, il quale mi ha detto: “Se pregano, non fanno la guerra”. Mi auguro davvero che sia così. Purtroppo però negli ultimi anni abbiamo visto spesso il contrario, e cioè la crescita di un fondamentalismo che incita all’odio e alla violenza usando il nome di Dio: un abuso che prima Giovanni Paolo II e ora Benedetto XVI hanno fortemente criticato».
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© SOCIETÀ EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=318810
venerdì 2 gennaio 2009
IL VATICANO CONTRO MARIA MADRE DI GESU'
CENTRO ANTI-BLASFEMIA
DA UN PO' DI TEMPO IL VATICANO STA CERCANDO DI DISTRUGGERE LA FIGURA DELLA MADRE DI GESU'
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Vediamo che per distruggere la figura di Maria il Vaticanon usa i mezzi più idonei nel mondo attuale;
i media e particolarmente films e opere teatrali, i libri non li legge nessuno.
Ultimamente il Vaticano patrocinia il Musical " Maria di Nazaret una storia che continua " di M.Pia Liotta (1)
Al Centro Anti-Blasfemia abbiamo scritto verso Agosto di questo Musical " Maria di Nazaret un storia che continua "
sulla Madonna che era stato presentato in Vaticano ed il Vaticano lo aveva sostenuto, noi siamo diventati tristi,
perché i Musical dissacrano i Santi, li fanno cantare e quindi apparire degli imbecilli senza nessuna santità.
Ancora non eravamo a conoscenza del peggio, ecco che dei nostri membri Daniele Ascarelli e Martino Gerber,
sono stati a Roma recentemente per visitare dei loro amici e per incontrare degli studiosi biblisti americani che si
trovano a Roma, per casualità si sono trovati alla casa di Maria teatro tenda presso cinecittà, dove fanno
questo Musical, e quindi hanno visto questo spettacolo blasfemo, non potevano crederci, e perfino volevano
andare fuori a non vedere, ecco che una cantante ballerina calabrese Alma Manara figlia della M.P.Liotta
la regista e inventrice di queste bestemmie, interpreta Maria la Madre di Gesù, danzava, volteggiava, faceva salti accrobatici,
era anche sostenuta in aria con una mano,
poi cadeva sul corpo del ballerino che interpretava Giuseppe e mimava, un rapporto sessuale, ora questi balletti
scandalizzano quando sono fatti su persone normali, sono troppo osceni, figuriamoci se rappresentano Maria e Giusppe.
Ancora potrei continuare con la danza, ma è meglio raccontere il resto, in questo Musical Maria non ha nessuna grazia,
nessuna santità, è volgare, civetta, disinibita, fa la fornaia, una donna matura che lavora, grezza e popolana,
incontra gente e anche uomini, uomini che ne vogliono aprofittare, ecco che c'è un uomo che sta con lei,
perfino nella sua stanza da letto, la invoglia a fare sesso, lei ha desideri , vorrebbe,ma poi si trattiene.
Questo losco individuo è Barabba. Lasciamo il racconto che contiene altre bestemmie, un Gesù troppo
umano soggetto a sua Madre più del dovuto e tante altre cose.
Vogliamo spiegare un punto fondamentale, nei Vangeli ufficiali ed apocrifi, Maria quando incontra l'Arcangelo Gabriele,
è ancora Bambina, ben protetta e custodita, piena di virtù, il Signore è con lei, quindi è una bimba
diversa da
tutte le altre, perché piena di Santità, ora nei Vangeli ufficiali, Maria sebbene sia promessa a Giuseppe,
lo conoce solo di vista, così era uso allora con i matrimoni combinati. Dichiara in Luca " Non conosco uomo"
Ora devi sapere che Giuseppe avvertito in sogno che Maria è gravida per opera dello Spirito Santo, crede
sì ma conosce anche l'innocenza di Maria. Se invece Maria fosse la donna di mondo del Musical,
Giuseppe non l'avtrebbe creduta sincera, e avrebbe pensato che il bimbo fosse figlio di Barabba trafficante d'armi,
o altro losco individuo, i massoni cercano di ufficializzare che Gesù è nato da un soldato romano
come è scritto nel Talmud e Toledot Yeshua.
Con questi Musical e i films blasfemi voglio lavare il cervello ai cattolici.
Daniele e Martino sono di origine ebraica e biblisti, conoscono bene la storia d'Israele, e sanno che Barabba
era un brigante assassino, liberato in cambio di Gesù, ed aveva la sua età, un giovanotto, che mai
avrebbe potuto conoscere Maria bambina chiusa e protetta in casa, protetta anche dal Signore.
Come inventano storie così cattive per distruggere i Vangeli, Gesù e Maria ?
Comunque se il Musical fosse fatto da atei, pazienza, ne fanno tanti di opere blafeme.
Ma questo Musical è patrocinato dalle più alte cariche Vaticane, che vogliono diffonderlo,
anche in tutte le chiese. La prima si è svolta il Vaticano con grande successo,
poi con aiuti dall'alto queti commedianti bestemmiatori hanno ottenuto spazio a Cinecittà,
restano in questo teatro tenda fino a Maggio, poi vanno in tourné,
ora per sembrare vei cattolici fanno anche la mensa ai poveri, un vero complotto contro la Madonna.
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NON E' LA PRIMA VOLTA DEL VATICANO CONTRO LA VERA FIGURA DI MARIA CHE LA CHIESA HA CUSTODITO PER 2000 ANNI.
ECCO IL NATALE 2006 IL VATICANO APPOGGIAVA IL FILM NATIVITY DI C.HARDWIKE (1)
La chiesa cattolica da una parte si appoggia sui dogmi mariani, ma ultimamente li sta distruggendo approvando certi film blasfemi.
Il film Nativity, sostenuto dalla Chiesa Cattolica e Vaticano, ci mostra una Maria che fa un parto moderno, suo marito estrae il bambino Gesù che sta per nascere,
insanguinandosi le mani. Maria sente forti dolori, quindi questo spettacolo blasfemo del parto annulla la verginità post-partu.
Nel film ci sono altre falsità, come quella in cui gli abitanti di Nazaret criticano Maria e Giuseppe, perché lei è in attesa prima di vivere insieme,
invece dai Vangeli sappiamo che di questo mistero nessuno sapeva nulla, tranne Maria e i suoi famigiari e Giuseppe suo fidanzato.
In una scena Maria cade nel fiume, c'è un serpente, roba da matti, quando dai Vangeli sappiamo che Maria era protetta dall'Altissimo.
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Nello stesso anno 2006 il Vaticano dona l'autorizzzione pr la miniserie di Canale5 : " LA SACRA FAMIGLIA" (3)
La Sacra Famiglia. Il film per la tv è stato diretto da Raffaele Mertes ed interpretato da Alessandro Gassman nella parte di Giuseppe,
da Ana Caterina Morariu in quella di Maria, da Brando Pacitto in quella di Gesù bambino e da Franco Nero in quello di Zaccaria, padre di Giovanni il Battista.
La miniserie; " La Sacra Famiglia"di raffaele Mertes, di Canale 5, approvata dal Vaticano, fa vedere una famiglia perversa.
Maria, donna libera, scappa per convivere con un uomo, Giuseppe che è agnostico e crede che Gesù è figlio di un soldato romano.
Giacomo figlio di Giuseppe, vuole Maria, non riuscendosi con le buone,cerca di violentarla,con molta violenza,sbattendola tante
volte contro una parete ,questo Giacomo nel film così maniaco e perverso, sarebbe il S.Giacomo il Giusto,
fratello del Signore, morto martire, e Santo davvero, da una vita piena di preghiere e da una grande castità, morendo vergine.
Nella miniserie, Giuseppe e Maria si amano e fanno l'amore. Gesù non si capisce cosa sia,
da bambino sta per annegare nel fiume, poi ancora bambino amoreggia con la sua fidanzatina, Maria Maddalena.
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L'APPROVAZIONE DEL VATICANO PER QUESTE OPERE BLASFEME
(1) I testi del Musical " MARIA DI NAZARET UNA STORIA CHE CONTINUA ";
sono stati visionati ed accettati dal mariologo Padre Stefano De Fiores e don Antonio Tarzia direttore responsabile del gruppo periodici San Paolo.
Il Musical è patrocinato dal Vaticano; con sostenitori entusiasti e patricinatori: il Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, i Pontifici Consigli delle Comunicazioni sociali e della Cultura
e il presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, Claudio Maria Gelli. Qindi le autorità Vaticane approvano la dissacrazione della S.S. V.Maria.
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(2) FILM NATIVITY
CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 17 novembre 2006 (ZENIT.org).- Domenica 26 novembre avrà luogo in Vaticano la presentazione mondiale del film “The Nativity Story”.
Tra le settemila persone che assisteranno alla proiezione nell’Aula Paolo VI ci saranno la regista del film, Catherine Hardwicke, gli attori Shohreh Aghdashloo e Oscar Isaac, i produttori Marty Bowen e Wyck Godfrey e lo sceneggiatore Mike Rich.
La proiezione del film, prodotto dalla New Line Cinema, sarà preceduta dalla lettura di un brano del Vangelo e da una preghiera scritta da monsignor Angelo Comastri, Vicario generale del Papa per lo Stato della Città del Vaticano e Arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano.
L’Arcivescovo John P. Foley, Presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, pronuncerà un discorso di presentazione.
L’evento servirà per raccogliere fondi per la costruzione di una scuola nella città israeliana di Mughar – la cui popolazione è formata da cristiani, musulmani e drusi –, a 40 chilometri da Nazareth.
“The Nativity Story” racconta dell’anno di vita di Maria culminato con la nascita di Gesù, della visita dei pastori e dei Magi, della stage degli innocenti da parte di Erode e della fuga di Giuseppe e Maria con il Bambino in Egitto.
Secondo Peter Malone, critico cinematografico di Signis, la World Catholic Association for Comunication, la pellicola è interessante sia per i cristiani che per i non cristiani.
“La sceneggiatura è ben radicata nei testi biblici, sia nell’eredità dell’Antico Testamento che nel testo e nello spirito delle narrazioni evangeliche dell’infanzia”, ha affermato.
“Questo dà al film un vantaggio sulle narrazioni che limitano la prospettiva a una lettura letterale dei testi e si basano su tradizioni di pietà per la presentazione visiva”, ha osservato.
“E’ stato anche notato che la sceneggiatura offre un importante background storico per comprendere la Palestina dell’epoca e come i personaggi siano stati influenzati dal loro ambiente e dall’oppressione delle autorità”, ha spiegato Malone.
“Il successo de ‘La Passione di Cristo’ e il fatto di aver compreso che esiste un pubblico per questo tipo di film religiosi è stato un incoraggiamento”, ha quindi osservato il critico.
“Il film interesserà il pubblico cristiano, che dovrebbe apprezzarlo – con la speranza che lo apprezzeranno anche i non cristiani”, ha concluso Malone.
La pellicola verrà presentata in numerosi Paesi il 1° dicembre.
http://www.zenit.org/article-9872?l=italian
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(3) MINISERIE LASACRA FAMILIA
«Una scelta 'coraggiosa, ai limiti del temerario', dice ancora Barbieri, se è vero che - come spiega la produttrice Lorraine de Selle du Real – la famiglia reale giordana ha chiesto una lettera ufficiale di autorizzazione al Vaticano: non volevano essere il primo Paese musulmano a fare un film anticristiano, tanto più perché siamo arrivati laggiù subito dopo il polverone sollevato dalle vignette su Maometto'.
Quella lettera, firmata da monsignor John Patrick Foley, presidente del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, è arrivata, e la produttrice ne mostra una copia, da cui legge testualmente: 'Il fatto che la storia si basi principalmente sui Vangeli apocrifi non sembra motivo di preoccupazione, visto che anche The Passion di Mel Gibson si rifaceva ai Vangeli apocrifi. (Mel Gibson si è basato per il suo film non sui Vangeli apocrifi, bensi' sui 4 Vangeli e sulle rivelazioni della Beata Caterina Emmerich n.d.e.)
Il Consiglio ha preso visione del copione e la lettura non ha evidenziato elementi offensivi verso il sentimento religioso cristiano'. Parole che rafforzano la serenità di De Rita, che si è avvalso anche di consulenti cattolici: 'Abbiamo cercato di toccare il sacro facendo noi stessi un percorso di fede', dice l'autore, che ha anche curato la sceneggiatura con Luigi Spagnol e Maria Grazia Saccà.
'La fonte sono sostanzialmente i Vangeli apocrifi, in particolare quelli dell'infanzia di Gesù.
Poco è inventato, e comunque è nato dall'approfondimento di quelle testimonianze.
L'interrogativo di partenza è stato: come si comportano un padre e una madre davanti a un figlio che è Dio? Resta una domanda vera, anche se forse abbiamo sbagliato le risposte'.
'Speriamo che su di noi non si abbattano i fulmini', scherza il regista Mertes» (a firma di Ester Barcella).
http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=1630¶metro=
http://groups.google.com/group/centro-anti-blasfemia?hl=it
DA UN PO' DI TEMPO IL VATICANO STA CERCANDO DI DISTRUGGERE LA FIGURA DELLA MADRE DI GESU'
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Vediamo che per distruggere la figura di Maria il Vaticanon usa i mezzi più idonei nel mondo attuale;
i media e particolarmente films e opere teatrali, i libri non li legge nessuno.
Ultimamente il Vaticano patrocinia il Musical " Maria di Nazaret una storia che continua " di M.Pia Liotta (1)
Al Centro Anti-Blasfemia abbiamo scritto verso Agosto di questo Musical " Maria di Nazaret un storia che continua "
sulla Madonna che era stato presentato in Vaticano ed il Vaticano lo aveva sostenuto, noi siamo diventati tristi,
perché i Musical dissacrano i Santi, li fanno cantare e quindi apparire degli imbecilli senza nessuna santità.
Ancora non eravamo a conoscenza del peggio, ecco che dei nostri membri Daniele Ascarelli e Martino Gerber,
sono stati a Roma recentemente per visitare dei loro amici e per incontrare degli studiosi biblisti americani che si
trovano a Roma, per casualità si sono trovati alla casa di Maria teatro tenda presso cinecittà, dove fanno
questo Musical, e quindi hanno visto questo spettacolo blasfemo, non potevano crederci, e perfino volevano
andare fuori a non vedere, ecco che una cantante ballerina calabrese Alma Manara figlia della M.P.Liotta
la regista e inventrice di queste bestemmie, interpreta Maria la Madre di Gesù, danzava, volteggiava, faceva salti accrobatici,
era anche sostenuta in aria con una mano,
poi cadeva sul corpo del ballerino che interpretava Giuseppe e mimava, un rapporto sessuale, ora questi balletti
scandalizzano quando sono fatti su persone normali, sono troppo osceni, figuriamoci se rappresentano Maria e Giusppe.
Ancora potrei continuare con la danza, ma è meglio raccontere il resto, in questo Musical Maria non ha nessuna grazia,
nessuna santità, è volgare, civetta, disinibita, fa la fornaia, una donna matura che lavora, grezza e popolana,
incontra gente e anche uomini, uomini che ne vogliono aprofittare, ecco che c'è un uomo che sta con lei,
perfino nella sua stanza da letto, la invoglia a fare sesso, lei ha desideri , vorrebbe,ma poi si trattiene.
Questo losco individuo è Barabba. Lasciamo il racconto che contiene altre bestemmie, un Gesù troppo
umano soggetto a sua Madre più del dovuto e tante altre cose.
Vogliamo spiegare un punto fondamentale, nei Vangeli ufficiali ed apocrifi, Maria quando incontra l'Arcangelo Gabriele,
è ancora Bambina, ben protetta e custodita, piena di virtù, il Signore è con lei, quindi è una bimba
diversa da
tutte le altre, perché piena di Santità, ora nei Vangeli ufficiali, Maria sebbene sia promessa a Giuseppe,
lo conoce solo di vista, così era uso allora con i matrimoni combinati. Dichiara in Luca " Non conosco uomo"
Ora devi sapere che Giuseppe avvertito in sogno che Maria è gravida per opera dello Spirito Santo, crede
sì ma conosce anche l'innocenza di Maria. Se invece Maria fosse la donna di mondo del Musical,
Giuseppe non l'avtrebbe creduta sincera, e avrebbe pensato che il bimbo fosse figlio di Barabba trafficante d'armi,
o altro losco individuo, i massoni cercano di ufficializzare che Gesù è nato da un soldato romano
come è scritto nel Talmud e Toledot Yeshua.
Con questi Musical e i films blasfemi voglio lavare il cervello ai cattolici.
Daniele e Martino sono di origine ebraica e biblisti, conoscono bene la storia d'Israele, e sanno che Barabba
era un brigante assassino, liberato in cambio di Gesù, ed aveva la sua età, un giovanotto, che mai
avrebbe potuto conoscere Maria bambina chiusa e protetta in casa, protetta anche dal Signore.
Come inventano storie così cattive per distruggere i Vangeli, Gesù e Maria ?
Comunque se il Musical fosse fatto da atei, pazienza, ne fanno tanti di opere blafeme.
Ma questo Musical è patrocinato dalle più alte cariche Vaticane, che vogliono diffonderlo,
anche in tutte le chiese. La prima si è svolta il Vaticano con grande successo,
poi con aiuti dall'alto queti commedianti bestemmiatori hanno ottenuto spazio a Cinecittà,
restano in questo teatro tenda fino a Maggio, poi vanno in tourné,
ora per sembrare vei cattolici fanno anche la mensa ai poveri, un vero complotto contro la Madonna.
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NON E' LA PRIMA VOLTA DEL VATICANO CONTRO LA VERA FIGURA DI MARIA CHE LA CHIESA HA CUSTODITO PER 2000 ANNI.
ECCO IL NATALE 2006 IL VATICANO APPOGGIAVA IL FILM NATIVITY DI C.HARDWIKE (1)
La chiesa cattolica da una parte si appoggia sui dogmi mariani, ma ultimamente li sta distruggendo approvando certi film blasfemi.
Il film Nativity, sostenuto dalla Chiesa Cattolica e Vaticano, ci mostra una Maria che fa un parto moderno, suo marito estrae il bambino Gesù che sta per nascere,
insanguinandosi le mani. Maria sente forti dolori, quindi questo spettacolo blasfemo del parto annulla la verginità post-partu.
Nel film ci sono altre falsità, come quella in cui gli abitanti di Nazaret criticano Maria e Giuseppe, perché lei è in attesa prima di vivere insieme,
invece dai Vangeli sappiamo che di questo mistero nessuno sapeva nulla, tranne Maria e i suoi famigiari e Giuseppe suo fidanzato.
In una scena Maria cade nel fiume, c'è un serpente, roba da matti, quando dai Vangeli sappiamo che Maria era protetta dall'Altissimo.
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Nello stesso anno 2006 il Vaticano dona l'autorizzzione pr la miniserie di Canale5 : " LA SACRA FAMIGLIA" (3)
La Sacra Famiglia. Il film per la tv è stato diretto da Raffaele Mertes ed interpretato da Alessandro Gassman nella parte di Giuseppe,
da Ana Caterina Morariu in quella di Maria, da Brando Pacitto in quella di Gesù bambino e da Franco Nero in quello di Zaccaria, padre di Giovanni il Battista.
La miniserie; " La Sacra Famiglia"di raffaele Mertes, di Canale 5, approvata dal Vaticano, fa vedere una famiglia perversa.
Maria, donna libera, scappa per convivere con un uomo, Giuseppe che è agnostico e crede che Gesù è figlio di un soldato romano.
Giacomo figlio di Giuseppe, vuole Maria, non riuscendosi con le buone,cerca di violentarla,con molta violenza,sbattendola tante
volte contro una parete ,questo Giacomo nel film così maniaco e perverso, sarebbe il S.Giacomo il Giusto,
fratello del Signore, morto martire, e Santo davvero, da una vita piena di preghiere e da una grande castità, morendo vergine.
Nella miniserie, Giuseppe e Maria si amano e fanno l'amore. Gesù non si capisce cosa sia,
da bambino sta per annegare nel fiume, poi ancora bambino amoreggia con la sua fidanzatina, Maria Maddalena.
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L'APPROVAZIONE DEL VATICANO PER QUESTE OPERE BLASFEME
(1) I testi del Musical " MARIA DI NAZARET UNA STORIA CHE CONTINUA ";
sono stati visionati ed accettati dal mariologo Padre Stefano De Fiores e don Antonio Tarzia direttore responsabile del gruppo periodici San Paolo.
Il Musical è patrocinato dal Vaticano; con sostenitori entusiasti e patricinatori: il Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, i Pontifici Consigli delle Comunicazioni sociali e della Cultura
e il presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, Claudio Maria Gelli. Qindi le autorità Vaticane approvano la dissacrazione della S.S. V.Maria.
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(2) FILM NATIVITY
CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 17 novembre 2006 (ZENIT.org).- Domenica 26 novembre avrà luogo in Vaticano la presentazione mondiale del film “The Nativity Story”.
Tra le settemila persone che assisteranno alla proiezione nell’Aula Paolo VI ci saranno la regista del film, Catherine Hardwicke, gli attori Shohreh Aghdashloo e Oscar Isaac, i produttori Marty Bowen e Wyck Godfrey e lo sceneggiatore Mike Rich.
La proiezione del film, prodotto dalla New Line Cinema, sarà preceduta dalla lettura di un brano del Vangelo e da una preghiera scritta da monsignor Angelo Comastri, Vicario generale del Papa per lo Stato della Città del Vaticano e Arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano.
L’Arcivescovo John P. Foley, Presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, pronuncerà un discorso di presentazione.
L’evento servirà per raccogliere fondi per la costruzione di una scuola nella città israeliana di Mughar – la cui popolazione è formata da cristiani, musulmani e drusi –, a 40 chilometri da Nazareth.
“The Nativity Story” racconta dell’anno di vita di Maria culminato con la nascita di Gesù, della visita dei pastori e dei Magi, della stage degli innocenti da parte di Erode e della fuga di Giuseppe e Maria con il Bambino in Egitto.
Secondo Peter Malone, critico cinematografico di Signis, la World Catholic Association for Comunication, la pellicola è interessante sia per i cristiani che per i non cristiani.
“La sceneggiatura è ben radicata nei testi biblici, sia nell’eredità dell’Antico Testamento che nel testo e nello spirito delle narrazioni evangeliche dell’infanzia”, ha affermato.
“Questo dà al film un vantaggio sulle narrazioni che limitano la prospettiva a una lettura letterale dei testi e si basano su tradizioni di pietà per la presentazione visiva”, ha osservato.
“E’ stato anche notato che la sceneggiatura offre un importante background storico per comprendere la Palestina dell’epoca e come i personaggi siano stati influenzati dal loro ambiente e dall’oppressione delle autorità”, ha spiegato Malone.
“Il successo de ‘La Passione di Cristo’ e il fatto di aver compreso che esiste un pubblico per questo tipo di film religiosi è stato un incoraggiamento”, ha quindi osservato il critico.
“Il film interesserà il pubblico cristiano, che dovrebbe apprezzarlo – con la speranza che lo apprezzeranno anche i non cristiani”, ha concluso Malone.
La pellicola verrà presentata in numerosi Paesi il 1° dicembre.
http://www.zenit.org/article-9872?l=italian
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(3) MINISERIE LASACRA FAMILIA
«Una scelta 'coraggiosa, ai limiti del temerario', dice ancora Barbieri, se è vero che - come spiega la produttrice Lorraine de Selle du Real – la famiglia reale giordana ha chiesto una lettera ufficiale di autorizzazione al Vaticano: non volevano essere il primo Paese musulmano a fare un film anticristiano, tanto più perché siamo arrivati laggiù subito dopo il polverone sollevato dalle vignette su Maometto'.
Quella lettera, firmata da monsignor John Patrick Foley, presidente del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, è arrivata, e la produttrice ne mostra una copia, da cui legge testualmente: 'Il fatto che la storia si basi principalmente sui Vangeli apocrifi non sembra motivo di preoccupazione, visto che anche The Passion di Mel Gibson si rifaceva ai Vangeli apocrifi. (Mel Gibson si è basato per il suo film non sui Vangeli apocrifi, bensi' sui 4 Vangeli e sulle rivelazioni della Beata Caterina Emmerich n.d.e.)
Il Consiglio ha preso visione del copione e la lettura non ha evidenziato elementi offensivi verso il sentimento religioso cristiano'. Parole che rafforzano la serenità di De Rita, che si è avvalso anche di consulenti cattolici: 'Abbiamo cercato di toccare il sacro facendo noi stessi un percorso di fede', dice l'autore, che ha anche curato la sceneggiatura con Luigi Spagnol e Maria Grazia Saccà.
'La fonte sono sostanzialmente i Vangeli apocrifi, in particolare quelli dell'infanzia di Gesù.
Poco è inventato, e comunque è nato dall'approfondimento di quelle testimonianze.
L'interrogativo di partenza è stato: come si comportano un padre e una madre davanti a un figlio che è Dio? Resta una domanda vera, anche se forse abbiamo sbagliato le risposte'.
'Speriamo che su di noi non si abbattano i fulmini', scherza il regista Mertes» (a firma di Ester Barcella).
http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=1630¶metro=
http://groups.google.com/group/centro-anti-blasfemia?hl=it
giovedì 1 gennaio 2009
PRETI CATTOLICI SINCRETISTI
il Giornale.it
n. 1 del 2009-01-01 pagina 0
I fedeli in rivolta: "Via la moschea dal presepe"
di Michele Brambilla
Fuoco amico sui simboli cristiani. Costretto alla retromarcia dai parrocchiani, il sacerdote di Genova che esponeva in chiesa una versione "rivista" della Natività sostituisce l'icona islamica con il Vangelo. Ma ne sottolinea polemicamente una frase
Dev’essere proprio vero quel vecchio motto secondo il quale la Provvidenza a volte scrive diritto su righe storte. Ad esempio. La crisi delle vocazioni sacerdotali, in teoria, è una sciagura per la Chiesa; una riga storta, insomma. Ma, vista la deriva di una parte ormai non marginale del clero, può rivelarsi provvidenziale che i preti siano così pochi da dover lasciare la gestione della Chiesa ai laici.
Quel che è successo ieri a Genova pare essere una prova evidente del fatto che, di fronte al tradimento dei chierici, sono i fedeli a salvare tradizione e ortodossia, oltre che il buonsenso. Sono stati infatti i semplici fedeli a costringere don Prospero, parroco di Nostra Signora della Provvidenza (guarda caso), nel quartiere Oregina, a togliere dal presepe allestito all’interno della chiesa quella moschea che era stata collocata in ossequio al più banale conformismo perbenista, e che tanto aveva fatto discutere. Al posto della moschea è stato messo un vangelo: e anche il più incallito degli atei o degli agnostici può dirsi d’accordo sul fatto che si tratta di un qualcosa di più pertinente.
Don Prospero, fatto bersaglio di inevitabili polemiche, aveva detto che l’arcivescovo di Genova, il cardinal Bagnasco, era d’accordo con lui. Di certo a tenere bordone a don Prospero era stato un altro prete genovese, il famoso don Gallo. E quando un don Gallo ti dà ragione, puoi stare certo di essere dalla parte del torto.
La verità, anche se non ufficializzata, è che è stata proprio la Curia genovese a intimare il parroco di Oregina di togliere la moschea; e lo ha fatto perché subissata di proteste da parte dei fedeli. Don Prospero, che forse ha dimenticato il precetto dell’obbedienza e soprattutto uno dei vizi capitali più pericolosi, la superbia, ha sì tolto la moschea per mettere il Vangelo: ma del Vangelo ha evidenziato una frase in cui Gesù condanna chi respinge lo straniero. L’intento del parroco è evidente: tacciare di xenofobia, o meglio di razzismo, il vescovo e i fedeli che non hanno voluto la moschea.
E questo è l’aspetto peggiore della vicenda: l’ipocrisia di gabellare una moschea nel presepe per segno di accoglienza verso la straniero. È chiaro che il cristiano ha il dovere di accogliere ed amare tutti, anche se sono atei, anche se professano altre fedi, perfino se sono seguaci di una religione di conquista. Ma il cristiano distingue la persona dalle idee e dalle fedi. Dà da mangiare all’islamico, ma non dice – non può dire – che Gesù e Maometto sono la stessa cosa, che il Dio padre dei cristiani è uguale al Dio padrone dei musulmani (per chi non lo sapesse, «musulmano» vuol dire «sottomesso»). La moschea nel presepe è una forma di sincretismo religioso, un pasticcio teologico e ancor di più storico, un minestrone di culti mescolato in omaggio alla melassa buonista di gran moda.
Mi permetto un ricordo personale. Anni fa, per aver scritto (senza fare il nome né del prete, né della Chiesa) di una messa in cui il parroco, in diocesi di Milano, aveva detto che quando si recita il Padre Nostro si prega anche Allah, fui aggredito da un monsignore che mi diede del bugiardo. A distanza di anni, c’è la prova che quell’episodio non solo era vero, ma figlio di una cultura che sta dilagando in tante diocesi, seminari, facoltà teologiche, parrocchie. A pochi chilometri dalla chiesa di Oregina – a Sestri Levante, nella chiesa di Sant’Antonio – un’altra moschea è spuntata nel presepe. E non c’è praticamente giorno in cui non giungano notizie di iniziative del genere. Per tacere di programmi pastorali che invocano la costruzione di una moschea per quartiere.
Facciamo salva, ovviamente, la buona fede dei tanti don Prospero in servizio effettivo e permanente. Più che da un atteggiamento offensivo, le loro iniziative sono originate probabilmente da una debolezza, da un’insicurezza. È il vedere che il mondo scappa via, che le chiese si svuotano, che i media parlano un linguaggio diverso: è tutto questo, forse, che li spinge a cercare di recuperare terreno inseguendo le mode del momento; che li spinge a cercare l’applauso facile del politico progressista, del giornalista illuminato, del sindacalista impegnato. Ma la storia, anche recente, della Chiesa dovrebbe avere insegnato ai tanti don Prospero e ai tanti don Abbondio dei giorni nostri che chi sposa le mode rimane presto vedovo.
Anni fa un notissimo scrittore, di cui taccio il nome per riservatezza, fu sottoposto a un delicato intervento chirurgico, durante il quale avrebbe potuto lasciarci la pelle. Prima di entrare in sala operatoria mi confidò: «Sono tranquillo: mi sono confessato. Ma ho preteso un prete che avesse almeno settant’anni». Un prete, cioè, la cui origine non fosse inquinata dalla sbornia degli anni Settanta. Don Prospero, mi dicono, è sulla cinquantina. Avrà tempo di ricredersi su certe mode come l’hanno avuto i suoi confratelli che credevano di essere all’avanguardia sventolando la bandiera rossa, e che un giorno si sono trovati, improvvisamente, tra i rottami della storia.
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http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=317531&PRINT=S
n. 1 del 2009-01-01 pagina 0
I fedeli in rivolta: "Via la moschea dal presepe"
di Michele Brambilla
Fuoco amico sui simboli cristiani. Costretto alla retromarcia dai parrocchiani, il sacerdote di Genova che esponeva in chiesa una versione "rivista" della Natività sostituisce l'icona islamica con il Vangelo. Ma ne sottolinea polemicamente una frase
Dev’essere proprio vero quel vecchio motto secondo il quale la Provvidenza a volte scrive diritto su righe storte. Ad esempio. La crisi delle vocazioni sacerdotali, in teoria, è una sciagura per la Chiesa; una riga storta, insomma. Ma, vista la deriva di una parte ormai non marginale del clero, può rivelarsi provvidenziale che i preti siano così pochi da dover lasciare la gestione della Chiesa ai laici.
Quel che è successo ieri a Genova pare essere una prova evidente del fatto che, di fronte al tradimento dei chierici, sono i fedeli a salvare tradizione e ortodossia, oltre che il buonsenso. Sono stati infatti i semplici fedeli a costringere don Prospero, parroco di Nostra Signora della Provvidenza (guarda caso), nel quartiere Oregina, a togliere dal presepe allestito all’interno della chiesa quella moschea che era stata collocata in ossequio al più banale conformismo perbenista, e che tanto aveva fatto discutere. Al posto della moschea è stato messo un vangelo: e anche il più incallito degli atei o degli agnostici può dirsi d’accordo sul fatto che si tratta di un qualcosa di più pertinente.
Don Prospero, fatto bersaglio di inevitabili polemiche, aveva detto che l’arcivescovo di Genova, il cardinal Bagnasco, era d’accordo con lui. Di certo a tenere bordone a don Prospero era stato un altro prete genovese, il famoso don Gallo. E quando un don Gallo ti dà ragione, puoi stare certo di essere dalla parte del torto.
La verità, anche se non ufficializzata, è che è stata proprio la Curia genovese a intimare il parroco di Oregina di togliere la moschea; e lo ha fatto perché subissata di proteste da parte dei fedeli. Don Prospero, che forse ha dimenticato il precetto dell’obbedienza e soprattutto uno dei vizi capitali più pericolosi, la superbia, ha sì tolto la moschea per mettere il Vangelo: ma del Vangelo ha evidenziato una frase in cui Gesù condanna chi respinge lo straniero. L’intento del parroco è evidente: tacciare di xenofobia, o meglio di razzismo, il vescovo e i fedeli che non hanno voluto la moschea.
E questo è l’aspetto peggiore della vicenda: l’ipocrisia di gabellare una moschea nel presepe per segno di accoglienza verso la straniero. È chiaro che il cristiano ha il dovere di accogliere ed amare tutti, anche se sono atei, anche se professano altre fedi, perfino se sono seguaci di una religione di conquista. Ma il cristiano distingue la persona dalle idee e dalle fedi. Dà da mangiare all’islamico, ma non dice – non può dire – che Gesù e Maometto sono la stessa cosa, che il Dio padre dei cristiani è uguale al Dio padrone dei musulmani (per chi non lo sapesse, «musulmano» vuol dire «sottomesso»). La moschea nel presepe è una forma di sincretismo religioso, un pasticcio teologico e ancor di più storico, un minestrone di culti mescolato in omaggio alla melassa buonista di gran moda.
Mi permetto un ricordo personale. Anni fa, per aver scritto (senza fare il nome né del prete, né della Chiesa) di una messa in cui il parroco, in diocesi di Milano, aveva detto che quando si recita il Padre Nostro si prega anche Allah, fui aggredito da un monsignore che mi diede del bugiardo. A distanza di anni, c’è la prova che quell’episodio non solo era vero, ma figlio di una cultura che sta dilagando in tante diocesi, seminari, facoltà teologiche, parrocchie. A pochi chilometri dalla chiesa di Oregina – a Sestri Levante, nella chiesa di Sant’Antonio – un’altra moschea è spuntata nel presepe. E non c’è praticamente giorno in cui non giungano notizie di iniziative del genere. Per tacere di programmi pastorali che invocano la costruzione di una moschea per quartiere.
Facciamo salva, ovviamente, la buona fede dei tanti don Prospero in servizio effettivo e permanente. Più che da un atteggiamento offensivo, le loro iniziative sono originate probabilmente da una debolezza, da un’insicurezza. È il vedere che il mondo scappa via, che le chiese si svuotano, che i media parlano un linguaggio diverso: è tutto questo, forse, che li spinge a cercare di recuperare terreno inseguendo le mode del momento; che li spinge a cercare l’applauso facile del politico progressista, del giornalista illuminato, del sindacalista impegnato. Ma la storia, anche recente, della Chiesa dovrebbe avere insegnato ai tanti don Prospero e ai tanti don Abbondio dei giorni nostri che chi sposa le mode rimane presto vedovo.
Anni fa un notissimo scrittore, di cui taccio il nome per riservatezza, fu sottoposto a un delicato intervento chirurgico, durante il quale avrebbe potuto lasciarci la pelle. Prima di entrare in sala operatoria mi confidò: «Sono tranquillo: mi sono confessato. Ma ho preteso un prete che avesse almeno settant’anni». Un prete, cioè, la cui origine non fosse inquinata dalla sbornia degli anni Settanta. Don Prospero, mi dicono, è sulla cinquantina. Avrà tempo di ricredersi su certe mode come l’hanno avuto i suoi confratelli che credevano di essere all’avanguardia sventolando la bandiera rossa, e che un giorno si sono trovati, improvvisamente, tra i rottami della storia.
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I CATTOLICI USANO IL PRESEPE PER CREARE IL SINCRETISMO CATTO-ISLAMICO
Presepe cristiano nel centro islamico
La consegna di Dino Pistolato alla comunità di corso del Popolo
di Nadia De Lazzari
Un presepe cristiano al centro islamico di Mestre. Lo porta, oggi alle 12, nella sede di corso del Popolo 117, monsignor Dino Pistolato, direttore della Caritas diocesana di Venezia, a Wael Farhat, presidente della Comunità islamica di Venezia e provincia. Lo scorso 23 dicembre la notizia di un presepe con la capanna e la sacra famiglia associato a una moschea (foto), realizzato nella città lagunare nel Centro cattolico di formazione professionale del Cif, aveva diviso la città.
La vicepresidente del Cif Maria Oliva ha spiegato: «L’idea e la decisione sono esclusive di questa scuola cattolica. Non ci sentiamo “eretiche” come ci ha definito il leghista Mazzonetto e l’innovazione non deve dividere». Padre Konrad Friedrich Ferdinand, cappellano nella chiesa di San Simon Piccolo dove si celebra abitualmente la messa in latino, è invece esploso in un’esclamazione di dissenso: «Oh no! È sbagliato aggiungere la moschea. Ma chi lo ha fatto? E con quale spirito? Si deve sapere che i musulmani non hanno lo stesso concetto di Gesù Cristo, per noi Gesù Cristo è Dio, mentre per i musulmani non lo è. L’elemento moschea stona».
A favore si è espresso monsignor Dino Pistolato: «La novità non mi disturba; è un bel segno. Il messaggio cristiano è: Dio viene per tutti indistintamente». Anche il frate minore conventuale Nicola Riccadona, parroco dei Frari: «Non è da farne uno scandalo. La scuola che lo ha preparato ha meno problemi verso l’altro e ha capito il bisogno di vivere in pace e di stare insieme». Alberto Mazzonetto, consigliere comunale della Lega Nord, ha commentato: «Non fa parte della nostra tradizione e identità culturale. La commistione rischia di diventare sincretismo, cioè confusione tra le diverse religioni. La moschea nel presepe è un’esterofilia insulsa. Si rischia di confondere i piani: è qualcosa di eretico».
Giuseppe Caccia, consigliere comunale dei Verdi: «Non vedo perché stracciarsi le vesti. È un segnale positivo in linea con la grande apertura del mondo cattolico veneziano verso tutte le religioni e non soltanto le tre monoteiste». Poi a gran voce qualcuno aveva chiesto: «In nome di un gesto di reciprocità tra religioni sarebbe possibile collocare il presepe dentro una sinagoga o una moschea?». La Nuova ha posto la domanda ai due rappresentanti ebraico e islamico. Elia Richetti, rabbino capo della Comunità ebraica di Venezia: «Appartiene alla religione cristiana, qui si parla di una scuola cattolica.
Se io mettessi un simbolo ebraico in qualcosa di non ebraico non avrebbe senso. Da qui impariamo che il dialogo è qualcosa di più serio di facili sincretismi». E quella di Wael Farhat: «Sì, ma non nel tempio. Non vedo cosa c’entra in una moschea. Noi non ammettiamo rappresentazioni. Non ci sono nemmeno statue e quadri. Vedrei bene l’inserimento nel Centro culturale islamico e sono disposto a collocarlo».
Dalle parole all’azione. Nel frattempo il presidente della Comunità islamica ha inviato un messaggio augurale agli oltre 10 mila musulmani in provincia di Venezia, a istituzioni pubbliche e associazioni di volontariato: «Quando mettiamo in pratica le parole del nostro Signore Gesù figlio di Maria; quando amiamo il prossimo come amiamo noi stessi, sì che possiamo festeggiare Gesù rendendolo più felice e meritare la benedizione di Dio». Wael Farhat afferma: «La comunità islamica prega Dio, Gesù e Maria. Continuamente noi invitiamo i musulmani a leggere la Bibbia. Con la Chiesa siamo in armonia».
Monsignor Pistolato conclude: «Dio non esclude nessuno. Con i musulmani abbiamo in comune almeno tre punti: Abramo, il padre delle tre religioni; Gesù, il profeta; e la figura di Maria. Questo scambio di segni religiosi è il segno che, pur nella diversità, si può avere un dialogo costruttivo con la consapevolezza che parlando delle cose di Dio gli uomini non si separano ma si uniscono».
I vostri commenti
(28 dicembre 2008)
http://nuovavenezia.repubblica.it/dettaglio/Presepe-cristiano-nel-centro-islamico/1567439?edizione=EdRegionale
La consegna di Dino Pistolato alla comunità di corso del Popolo
di Nadia De Lazzari
Un presepe cristiano al centro islamico di Mestre. Lo porta, oggi alle 12, nella sede di corso del Popolo 117, monsignor Dino Pistolato, direttore della Caritas diocesana di Venezia, a Wael Farhat, presidente della Comunità islamica di Venezia e provincia. Lo scorso 23 dicembre la notizia di un presepe con la capanna e la sacra famiglia associato a una moschea (foto), realizzato nella città lagunare nel Centro cattolico di formazione professionale del Cif, aveva diviso la città.
La vicepresidente del Cif Maria Oliva ha spiegato: «L’idea e la decisione sono esclusive di questa scuola cattolica. Non ci sentiamo “eretiche” come ci ha definito il leghista Mazzonetto e l’innovazione non deve dividere». Padre Konrad Friedrich Ferdinand, cappellano nella chiesa di San Simon Piccolo dove si celebra abitualmente la messa in latino, è invece esploso in un’esclamazione di dissenso: «Oh no! È sbagliato aggiungere la moschea. Ma chi lo ha fatto? E con quale spirito? Si deve sapere che i musulmani non hanno lo stesso concetto di Gesù Cristo, per noi Gesù Cristo è Dio, mentre per i musulmani non lo è. L’elemento moschea stona».
A favore si è espresso monsignor Dino Pistolato: «La novità non mi disturba; è un bel segno. Il messaggio cristiano è: Dio viene per tutti indistintamente». Anche il frate minore conventuale Nicola Riccadona, parroco dei Frari: «Non è da farne uno scandalo. La scuola che lo ha preparato ha meno problemi verso l’altro e ha capito il bisogno di vivere in pace e di stare insieme». Alberto Mazzonetto, consigliere comunale della Lega Nord, ha commentato: «Non fa parte della nostra tradizione e identità culturale. La commistione rischia di diventare sincretismo, cioè confusione tra le diverse religioni. La moschea nel presepe è un’esterofilia insulsa. Si rischia di confondere i piani: è qualcosa di eretico».
Giuseppe Caccia, consigliere comunale dei Verdi: «Non vedo perché stracciarsi le vesti. È un segnale positivo in linea con la grande apertura del mondo cattolico veneziano verso tutte le religioni e non soltanto le tre monoteiste». Poi a gran voce qualcuno aveva chiesto: «In nome di un gesto di reciprocità tra religioni sarebbe possibile collocare il presepe dentro una sinagoga o una moschea?». La Nuova ha posto la domanda ai due rappresentanti ebraico e islamico. Elia Richetti, rabbino capo della Comunità ebraica di Venezia: «Appartiene alla religione cristiana, qui si parla di una scuola cattolica.
Se io mettessi un simbolo ebraico in qualcosa di non ebraico non avrebbe senso. Da qui impariamo che il dialogo è qualcosa di più serio di facili sincretismi». E quella di Wael Farhat: «Sì, ma non nel tempio. Non vedo cosa c’entra in una moschea. Noi non ammettiamo rappresentazioni. Non ci sono nemmeno statue e quadri. Vedrei bene l’inserimento nel Centro culturale islamico e sono disposto a collocarlo».
Dalle parole all’azione. Nel frattempo il presidente della Comunità islamica ha inviato un messaggio augurale agli oltre 10 mila musulmani in provincia di Venezia, a istituzioni pubbliche e associazioni di volontariato: «Quando mettiamo in pratica le parole del nostro Signore Gesù figlio di Maria; quando amiamo il prossimo come amiamo noi stessi, sì che possiamo festeggiare Gesù rendendolo più felice e meritare la benedizione di Dio». Wael Farhat afferma: «La comunità islamica prega Dio, Gesù e Maria. Continuamente noi invitiamo i musulmani a leggere la Bibbia. Con la Chiesa siamo in armonia».
Monsignor Pistolato conclude: «Dio non esclude nessuno. Con i musulmani abbiamo in comune almeno tre punti: Abramo, il padre delle tre religioni; Gesù, il profeta; e la figura di Maria. Questo scambio di segni religiosi è il segno che, pur nella diversità, si può avere un dialogo costruttivo con la consapevolezza che parlando delle cose di Dio gli uomini non si separano ma si uniscono».
I vostri commenti
(28 dicembre 2008)
http://nuovavenezia.repubblica.it/dettaglio/Presepe-cristiano-nel-centro-islamico/1567439?edizione=EdRegionale
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