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venerdì 8 maggio 2009

Terremoto, preghiera e carità

Terremoto, preghiera e carità


Il terremoto in Abruzzo ha suscitato una grande ondata di solidarietà. Le scosse della terra hanno “scosso” anche i cuori. Segnale positivo per una società che, nonostante i suoi mille motivi di frammentazione, di divisione e di conflitto, almeno nelle grandi prove si ritrova fortemente unita. Tra le altre cose non è mancata, e non deve mancare, la preghiera. Toccante la messa celebrata per le vittime, con il messaggio del Papa. Proprio in occasione di tale celebrazione, tra le molte voci consonanti, mi è capitato di ascoltare una voce critica, persino sarcastica. Mi riferisco a un’intervista in cui l’intervistato ragionava, grosso modo, così: preghiere, preghiere, ma a che servono? Non è forse Dio a mandarci il terremoto? Una considerazione di questo genere ci tocca, come credenti, sul vivo. Merita una risposta. Certamente, tutto è nelle mani di Dio, e anche un terremoto, che dipende solo da cause naturali, non accadrebbe se Dio non lo permettesse. Ma la Bibbia ci dà la visione di un Dio che, mentre governa il mondo, rispetta le leggi che Egli vi ha impresso, come rispetta la libertà dell’uomo, chiamandolo a porsi responsabilmente rispetto alla creazione. In certo senso ci fa suoi “collaboratori”. Le leggi fisiche, chimiche, biologiche, geologiche ecc. vanno conosciute, valorizzate e governate. La scienza è qui. Ed anche la politica! L’uomo cresce, diventa “adulto”, attraverso la fatica del suo misurarsi con la realtà. Dio è presente con la sua Provvidenza, ma non si sostituisce a noi. Bonhoeffer avrebbe detto che non è un “tappabuchi”. Cammina piuttosto a fianco a noi. Può ovviamente intervenire anche in modo straordinario, come ci attestano nel Vangelo le guarigioni operate da Gesù quali segni del regno di Dio. Di tanto in tanto, possiamo fare esperienza di questi interventi straordinari, e nulla ci impedisce di chiederli. Ma il modo ordinario della presenza di Dio è l’aiuto offerto alla nostra responsabile e attiva collaborazione. È questo aiuto che soprattutto chiediamo con la nostra preghiera. Il culmine del messaggio evangelico è la notizia che Dio non solo ci è vicino, ma nel Figlio Gesù addirittura si è caricato della nostra croce. Dov’era Dio a L’Aquila, quando tante case sono crollate, tante vite sono perite sotto le macerie? La risposta della croce è chiara: era lì, sotto le macerie, a condividere la sofferenza di tanti nostri fratelli, chiedendo di essere riconosciuto e amato proprio in quei fratelli, nei quali continua a portare la croce. Ricordiamo il grande discorso in cui Gesù ci insegna questa verità: “Ero affamato, e mi avete dato da mangiare, assetato e mi avete dato da bere…”. Possiamo attualizzare: “Ero terremotato, e siete venuti in mio soccorso..”. Dio è amore, e la sapienza dell’amore passa anche attraverso la croce dei nostri terremoti. Tutto rinasce e si riapre alla speranza, se il volto del Dio - Amore illumina i nostri rapporti e produce una civiltà dell’amore.


Domenico Sorrentino Vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino


http://www.lavoce.it/articoli/20090501271.asp

giovedì 29 gennaio 2009

CHIESA: LEFEBVRIANI, SCANDALIZZATI DA PREGHIERA PAPA IN MOSCHEA BLU ISTANBUL

CHIESA: LEFEBVRIANI, SCANDALIZZATI DA PREGHIERA PAPA IN MOSCHEA BLU ISTANBUL
Citta' del Vaticano, 29 gen. (Adnkronos) - ''Se da una parte e' possibile dire che questo Papa dal punto di vista liturgico e' legato alla tradizione, dal punto di vista dell'ecumenismo e' in linea con il Concilio Vaticano II. Noi siamo rimasti scandalizzati dalla preghiera che Benedetto XVI ha fatto nella moschea blu di Istanbul durante il suo viaggio in Turchia'' che avvenne nel novembre del 2006. E' quanto ha detto all'ADNKRONOS don Pierpaolo Petrucci, Priore del Priorato di Rimini della Fraternita' di San Pio X. Nella citta' emiliana infatti sabato prossimo si ritroveranno i lefebvriani del distretto italiano per discutere insieme della nuova situazione aperta dalla revoca della scomunica ai quattro vescovi scismatici ordinati da mons. Marcel Lefebvre nel 1988. La conferenza ha per titolo: ''La Fraternita' Sacerdotale San Pio X: ne' scismatici, ne' scomunicati ma cattolici nell'attuale crisi della Chiesa''. L'ingresso all'incontro e' libero e aperto a tutti, segno della volonta' dei lefebvriani di incontrare l'opinione pubblica. Don Petrucci ha ricordato che ''gia' Pio XI condannava tutte le relazioni interreligiose''. Quindi ha osservato che diverse encicliche pubblicate sotto i pontefici precedenti al Concilio, da Pio IX a Pio XII, dicono cose che sono state poi smentite dai documenti conciliari.
(Fpe/Ct/Adnkronos)

29-GEN-09 19:56


http://iltempo.ilsole24ore.com/adnkronos/?q=YToxOntzOjEyOiJ4bWxfZmlsZW5hbWUiO3M6MjE6IkFETjIwMDkwMTI5MTk1NjIwLnhtbCI7fQ==

martedì 6 gennaio 2009

Il retroscena Sagrato profanato e svastiche: «Vaticano preoccupato»

il Giornale.it
n. 5 del 2009-01-06 pagina 8

Il retroscena Sagrato profanato e svastiche: «Vaticano preoccupato»
di Andrea Tornielli

RomaIn Vaticano c’è preoccupazione per quanto avvenuto durante le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese, con le bandiere israeliane bruciate e la stella di David trasformata in svastica nazista, e i cortei culminati con centinaia di partecipanti che pregavano in direzione della Mecca, davanti alle porte del Duomo di Milano e di San Petronio a Bologna. Lo conferma al Giornale il direttore dell’Osservatore Romano, Gian Maria Vian: «C’è preoccupazione per questo uso violento della religione, sono rimasto impressionato da quanto è accaduto. Bisogna far di tutto per evitare queste strumentalizzazioni». Il quotidiano vaticano, nel numero oggi in edicola, non dedica molte righe ai cortei italiani e soprattutto, pur citandoli, omette riferimenti alle polemiche suscitate dalla preghiera islamica in piazza Duomo, trasformata in moschea all’aperto.
L’intenzione di tutti è quella di non enfatizzare quanto accaduto. Ma, al tempo stesso, a nessuno sfugge la delicatezza della situazione. La Curia milanese tace, dopo le parole dell’arciprete del Duomo, monsignor Luigi Manganini, che aveva definito la vicenda una «mancanza di sensibilità» da parte dei manifestanti musulmani e aggiungendo: «Da cristiano non avrei partecipato a una manifestazione che si fosse conclusa con una preghiera proprio di fronte a una moschea».
Preoccupazione, come pure volontà di non gettare benzina sul fuoco, si percepisce anche ai vertici della Conferenza episcopale italiana. Né la presidenza né il segretario generale sono intervenuti direttamente. Un commento su quanto avvenuto è stato però affidato a don Gino Battaglia, direttore dell’ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei: «La preghiera è cercare Dio: è sempre mettere nelle sue mani le nostre attese, speranze o desideri. Ovvero espressione di gratitudine e di lode. Ha dunque una sua logica, che non può essere mai contro qualcuno, a meno di non tradire la sua stessa essenza».
«Bisogna fare attenzione», osserva un vescovo della Santa Sede, collaboratore di Benedetto XVI, «perché secondo la visione islamica, la preghiera in un determinato luogo può significare renderlo musulmano per sempre. E poi, vorrei sperare che quanti si sono inginocchiati a pregare in direzione della Mecca a due passi dai portoni del Duomo di Milano, chiusi nonostante la messa vespertina, non siano gli stessi che hanno esultato bruciando la bandiera di Israele. Proprio oggi ho parlato di questo con un cardinale, il quale mi ha detto: “Se pregano, non fanno la guerra”. Mi auguro davvero che sia così. Purtroppo però negli ultimi anni abbiamo visto spesso il contrario, e cioè la crescita di un fondamentalismo che incita all’odio e alla violenza usando il nome di Dio: un abuso che prima Giovanni Paolo II e ora Benedetto XVI hanno fortemente criticato».


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