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giovedì 28 maggio 2009

MO: LEVY, ISRAELE SI ALLEI CON CATTOLICI E ISLAM MODERATO

MO: LEVY, ISRAELE SI ALLEI CON CATTOLICI E ISLAM MODERATO
Milano, 22 maggio Per uscire dalla sua condizione di ''crescente solitudine'' e far fronte a un nuovo antisemitismo, Israele dovrebbe stringere delle ''alleanze'': in primis rinnovando il suo legame con il mondo cattolico europeo e poi con i segmenti piu' illuminati dell'Islam e della societa' palestinese. E' l'opinione del filosofo francese Bernard-Henry Levy, intervenuto ieri sera a Milano ad un incontro per il centenario della fondazione di Tel Aviv in cui gli e' stato consegnato il premio 'Uomo dell'anno 2009' del Museo d'Arte della citta' israeliana. ''Non sono mai stato cosi' preoccupato per Israele e per il popolo ebraico come oggi - ha detto Levy - perche' in questo momento Israele affronta minacce senza precedenti nella sua storia, nemici come Hamas, Hezbollah e Iran mossi da un odio irragionevole, e quest'ultimo con la concreta eventualita' dell'arma nucleare''. ''Mai la malafede e la disinformazione verso Israele - ha proseguito - hanno assunto proporzioni tali come in questo momento: una macchina di delegittimazione e di satanizzazione che sta sfociando in un nuovo antisemitismo''.
http://www.shalom.it/index.php?option=com_magazine&Itemid=75

venerdì 8 maggio 2009

I NUOVI CATTOLICI

I nuovi cattolici
Storie di una generazione che “tradisce” l’educazione sessantottina all’ateismo e all’indifferenza per abbracciare la Chiesa

di Lorenzo Fazzini

«Fino a 20 anni non mi sono mai fatto nessuna domanda su Dio: i miei genitori, gente del Sessantotto, non mi avevano battezzato: loro non hanno mai praticato, sono credenti in maniera formale. Non mi hanno fatto battezzare perché, mi dicevano, “non vogliamo importi niente”. Per me Dio non esisteva, la Chiesa si basava su cose non tangibili. Poi ho iniziato ad avvertire un desiderio di qualcosa che mi riempisse la vita. Alcuni incontri mi hanno cambiato: ad esempio quello con il parroco della chiesa di San Lazzaro che ha iniziato a parlarmi del Vangelo. L’annuncio di Cristo mi ha messo in crisi, in particolare quella frase: “Io sarò sempre con voi”, cioè la vicinanza di Dio a chi è lontano». Daniele, 25 anni, studente di Fisica a Padova, è un neofita, battezzato nella veglia di Pasqua del 2007.
«Durante l’adolescenza gli amici mi prendevano in giro perché ero una “comunista”, non battezzata. I miei, battezzati, avevano lasciato libere me e mia sorella e anche i nostri due fratelli più piccoli, anche se ci hanno sempre educati alla generosità. La Bibbia non sapevo cosa fosse, per me Pasqua era semplicemente la festa in cui si aprono le uova di cioccolato. Però, crescendo, sentivo un’inquietudine. Poi una compagna di università mi ha invitato ad un ritiro tenuto da francescani. Lì un frate mi ha parlato di Dio Padre e del suo amore per me. E ho iniziato a pregare. Allora ho capito cos’era quell’inquietudine che mi portava a tenere un diario di cose mie e raccontare tutto a un “Tu”». Elisa ha 26 anni, abita a Verona, è medico specializzanda in ginecologia. Due anni fa è stata battezzata nella chiesa di San Bernardino nel capoluogo scaligero. Sua sorella Chiara, 24 anni, educatrice, ha seguito il suo esempio un anno dopo. «Anche se all’inizio la scelta di Elisa mi faceva rabbia», racconta Chiara, diventata cristiana durante la veglia pasquale dell’anno scorso.
Analoga l’educazione all’insegna della “libertà di scelta” ricevuta da Eva, 27 anni, figlia di genitori cristiani poi allontanatisi dalla fede. «Quando sono nata – racconta – hanno preferito non battezzarmi per lasciare a me la scelta una volta raggiunta la maturità». La laurea in storia dell’arte alla Cattolica di Milano e poi la decisione che meditava da tempo: quella di intraprendere il percorso per il battesimo. «Pur non essendo battezzata, sono sempre stata credente, quindi sentivo che mi mancava qualcosa che lo ufficializzasse». L’ufficializzazione è arrivata durante la scorsa veglia di Pasqua, quando Eva ha ricevuto Battesimo, Eucaristia e Cresima dalle mani del cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi.
Daniele, Elisa, Chiara, Eva. Non sono solo mosche bianche in un’Italia che assiste a un ritorno nella Chiesa dei “nipoti del Sessantotto”. I figli di quei genitori degli anni Settanta che hanno fatto della libertà un totem intoccabile oggi domandano di diventare cattolici. I dati confermano che sono in aumento i nostri connazionali che, non avendo ricevuto da neonati il Battesimo (una pratica andata in crisi nel post Concilio) ora domandano l’ammissione alla Chiesa. «Molti catecumeni hanno come retroterra di esperienza il ’68» conferma don Andrea Lonardo, responsabile dell’ufficio catechistico del vicariato di Roma, che coordina il cammino dei nuovi cattolici nella Capitale. «Ho incontrato figli di molti anticlericali, anche di intellettuali. Arrivano al Battesimo in modi diversi: alcuni da movimenti come Comunione e Liberazione o i Neocatecumenali, la maggior parte da percorsi autonomi. Ogni anno a Roma abbiamo una media di 110 battesimi di adulti all’anno, metà stranieri metà italiani: ci sono giovani universitari o persone sui 40-50 anni». «Il fenomeno dei catecumeni italiani non è nuovo» spiega don Gianandrea Di Donna, che guida il settore catecumenato della diocesi di Padova. «I numeri sono aumentati, non sono altissimi ma ci sono». Guardiamo all’esempio della città veneta: nel settembre 2008 hanno iniziato l’iter verso il Battesimo 33 adulti, di cui 10 italiani; nel 2007 erano 24, con 4 “indigeni”. Nel 2006, 23 aspiranti battezzandi di cui 6 italiani. Attualmente, a Padova sono in cammino verso il Battesimo 80 uomini e donne, di cui 15 italiani. Il trend è positivo anche a Milano. «Da poche decine di catecumeni siamo passati a centinaia» sottolinea don Paolo Sartor, referente dell’arcidiocesi di Milano per i “nuovi cattolici”. Quest’anno saranno 153 i catecumeni che verranno battezzati dal cardinal Tettamanzi a Pasqua. «Il numero degli adulti che si battezzano è in lieve crescita anche da noi. O come diceva il cardinal Martini: “Sono molti, anche a Milano, coloro che passano il largo confine tra l’ombra e la luce”».

Un percorso lungo che non si fa da soli
La conferma arriva dalla Conferenza episcopale italiana, come certifica don Guido Benzi, direttore dell’ufficio catechistico della Cei, che ogni anno raccoglie cifre e numeri delle 223 diocesi italiane in tema di battesimi di adulti. «Siamo passati dai 1044 battesimi del 2005 ai 1302 battesimi del 2007. Di questi ultimi 535 sono uomini e 773 donne» annota. Di questi, 543 catecumeni sono italiani e 727 immigrati. Quindi non sono solo gli stranieri che si stabiliscono in Italia a chiedere di entrare nella Chiesa, in parte perché scoprono la fede cristiana ab origine, in parte perché trovano nella comunità cattolica un ulteriore elemento di integrazione sociale. Esiste, ed è ampio, anche l’incremento dei catecumeni italiani. Ribadisce don Lonardo di Roma: «Da un paio di anni a questa parte le cifre dei catecumeni italiani sta aumentando anche nella Capitale». Il responsabile della Cei traccia poi una sorta di profilo del “nuovo cattolico italiano”: «Emerge l’identikit di persone prevalentemente tra i trenta e i cinquant’anni rappresentative di tutti i ceti sociali. Nel 2007 la regione con il maggior numero di battesimi è stata la Lombardia, seguita a ruota da Toscana, Lazio, Emilia-Romagna e Sicilia».
Ma come si diventa cattolici da adulti nell’Italia del 2009? «Il cammino del catecumenato non è un percorso facilissimo – annota don Benzi. Dopo un periodo di preparazione la persona viene affidata ad un “accompagnatore” che la aiuta nella conoscenza della fede cristiana, nella lettura della Parola di Dio, nella preghiera e nella conoscenza della vita della Chiesa. Questo periodo può durare anche due anni. C’è poi un cammino specifico, normalmente nell’ultimo anno, ritmato anche da alcuni “passaggi” che sono fissati nel rito dell’iniziazione cristiana degli adulti. Di norma il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia dell’adulto vengono celebrate dal vescovo in cattedrale nella notte di Pasqua».
I modi di arrivare al fonte battesimale sono diversi, ma «un dato costante è l’incontro con altri battezzati (colleghi di lavoro, amici operatori in associazioni di volontariato, vicini di casa) che testimoniano la fede», annota don Benzi della Cei. «Interessante è come la persona del parroco non sia marginale al cammino che conduce alla decisione di diventare cristiani. Insomma si ha l’impressione di un lavorio silenzioso e tenace dello Spirito che conduce le persone attraverso gli ordinari fatti e luoghi della vita alla scoperta della fede e del volto di Gesù». «Un’esperienza particolare, l’incontro con un sacerdote, un periodo di sofferenza: in mezzo a tali vicende queste persone iniziano a porsi il problema di Dio e del senso della vita» spiega don Di Donna di Padova. «E incontrano la risposta nella persona di Cristo. Non ho mai trovato motivazioni banali nei catecumeni adulti, ma il senso di qualcosa che manca, che non si trova nell’ordinario». Sottolinea don Benzi: «È come se questo tessuto delicato ma resistente di relazioni positive ed autentiche, di aiuti, testimonianze e incontri non possa essere registrato nei paludati salotti di certa cultura».
«Il profeta Geremia scrive: “Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre”. Ecco, è stata questa la sensazione che ho provato con Dio», spiega Daniele Dequal, padovano, battezzato a 23 anni dopo l’incontro decisivo con la comunità Nuovi Orizzonti fondata a Roma da Chiara Amirante. «Le mie resistenze sono state travolte da questo Amore, come se io fossi stato cercato da Dio e il contrario». Dopo un cammino di catecumenato durato 18 mesi Daniele ha ricevuto il battesimo nel 2007.

La fidanzata che voleva sposarsi in Chiesa
Fabio Barbieri, della parrocchia di san Lorenzo in Monluè, a Milano, battezzando a Pasqua, è arrivato al cristianesimo per la sua fidanzata, che ha sempre voluto sposarsi in Chiesa. «E la cosa bella – racconta – è che adesso, se anche per caso dovessi rompere con questa ragazza, vorrei comunque ricevere il Battesimo e diventare cristiano». Per Federico, 35 anni, responsabile commerciale di un supermercato tra Venezia e Padova, la scelta di Cristo è arrivata tramite un’esperienza di sofferenza: «Anch’io sono un “nipote” del Sessantotto, i miei mi hanno lasciato “libero” senza farmi battezzare. Però sono cresciuto credendo che la vita continua dopo la morte e che abbiamo un’anima. È stato dopo un periodo di problemi di salute che mi sono riavvicinato alla Chiesa. Ho incontrato un prete che mi ha raccontato di un Dio che è amore, non mi ha fatto una morale, ma mi ha spiegato che Dio vuole il nostro bene e che la nostra vita sia realizzata. Da lì ho pensato che potevo rivolgermi a Dio come a una persona. Durante un ricovero in ospedale sono entrato nella cappella: ho trovato il vangelo in cui Gesù dopo Pasqua arriva nel Cenacolo e dice agli apostoli: “Pace a voi”. Ho capito che il Signore entra nella nostra vita nonostante le nostre porte chiuse». Così è cominciato l’iter che ha portato Federico al Battesimo la scorsa Pasqua.
In un tempo secondo cui la religione «avvelena ogni cosa», per dirla con Christopher Hitchens, le difficoltà, le derisioni, gli sbarramenti anti-cristiani della cultura di oggi colpiscono anche i neo-cattolici. «I catecumeni sanno che riceveranno un solo applauso, quello nella notte di Pasqua al loro battesimo», chiosa don Sartor di Milano. «Ho ricevuto più critiche che sostegno nella mia scelta, anche in famiglia, soprattutto in merito alle posizioni della gerarchia cattolica – afferma Daniele di Padova. Ma raramente si parla di cosa è veramente il cristianesimo. Per questo motivo queste critiche non mi fanno granché problema». E Fabio di Milano conclude: «In casa mia c’è sempre stato un certo astio per la Chiesa. Mio nonno era partigiano e dice che durante la guerra ha visto più preti-spie di quelli che erano dalla sua parte. Ma la mia risposta alle loro critiche è questa: se tu domani muori e non ci sei più, Uno solo è tornato indietro a dirci cosa c’è oltre la morte».

http://www.tempi.it/prima-linea/006412-i-nuovi-cattolici

domenica 22 febbraio 2009

Parigi. Ebrei e cattolici, d’accordo contro l’eutanasia

Parigi. Ebrei e cattolici, d’accordo contro l’eutanasia
Dichiarazione congiunta dell’Arcivescovo cattolico e del gran rabbino di Parigi

[v. Testo del Comunicato finale Vaticano Gran Rabbinato d'Israele, marzo 2006]


Monsignor André Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi, e David Messas, gran rabbino della capitale francese, hanno ritenuto utile rendere pubblica una dichiarazione congiunta sui malati terminali con cui desiderano contribuire alla promozione di una vera e degna assistenza alle persone al termine della loro vita. L’Arcivescovo e il gran rabbino di Parigi hanno ribadito la loro opposizione a “ogni forma di eutanasia”, intesa come “ogni comportamento, azione o omissione, il cui obiettivo è dare la morte a una persona per porre così termine alle sue sofferenze”.

“Esprimiamo un’opposizione molto ferma a ogni forma di aiuto al suicidio e a ogni atto di eutanasia”, si legge in una dichiarazione comune resa pubblica il 2 aprile scorso. I due firmatari si basano sul comandamento biblico “Non uccidere”, che “esige dalla famiglia e da quanti prestano cure di non cercare di accelerare la morte del malato (...) e di non chiedere l’aiuto degli altri a questo scopo”.

Dichiarandosi consapevoli delle sofferenze del malato terminale, l’Arcivescovo e il gran rabbino esortano al ricorso alle cure palliative, previsto da una legge di due anni fa. “La sollecitudine dovuta ai nostri fratelli e alle nostre sorelle gravemente malati o anche agonizzanti (...) esige l’impegno nel porre rimedio alle loro sofferenze (...). Non possiamo quindi che rallegrarci per ciò che la legge invita a sviluppare (le cure palliative) in tutti gli ospedali e le strutture medico-sociali”, sottolineano.

Da questo punto di vista, il ricorso a una cura “che può avere come effetto secondario accorciare la vita” quando è l’unico modo di “alleviare la sofferenza di una persona in fase avanzata o terminale di una malattia grave e incurabile” viene giudicato “legittimo in certe condizioni”, sempre che “l’obiettivo perseguito amministrando questa cura (sia) unicamente alleviare le grandi sofferenze, non accelerare la morte”.

Mostrandosi contrari all’accanimento terapeutico, monsignor Vingt-Trois e il rabbino Messas affermano: “Senza rinunciare in nulla alle nostre convinzioni religiose e al rispetto dovuto a ogni vita umana, ci sembra giusto non intraprendere cure che non otterrebbero altro che un mantenimento della vita a prezzo di forzature o sofferenze sproporzionate”.

“Il fatto di non intraprendere (o di smettere di mantenere), per un malato determinato, questo o quel trattamento medico non dispensa dal dovere di continuare ad averne cura”, soprattutto di continuare ad alimentarlo “privilegiando la via naturale”. Tuttavia, se le circostanze eccezionali obbligano a “limitare o anche a sospendere l’apporto nutrizionale”, questo “non deve mai diventare un mezzo per accorciare la vita”, ricordano i firmatari della dichiarazione.

Questa analisi comune è il frutto dei lavori del gruppo di riflessione avviato dalla Diocesi e dal Concistoro di Parigi, un gruppo formato da membri del Servizio per i rapporti con l’ebraismo della Dicesi di Parigi e della Commissione per i rapporti con le altre religioni del Concistoro Israelita di Parigi.
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[Fonte: Zenit 5 sprile 2007]


L'argomento non è nuovo, perché già nel marzo dello scorso anno:

"La vita è un dono divino da rispettare e preservare", e per questo l'eutanasia va "ripudiata", anche se è doveroso "ogni possibile sforzo per alleviare le sofferenze umane". È quanto scritto in un documento approvato da una commissione congiunta del Vaticano e del Gran Rabbinato d'Israele dopo una riunione che si è tenuta in Vaticano dal 26 al 28 febbraio (28-30 Shevat 5766 nel calendario ebraico).
La vita di una persona, e quindi la scelta di disporne a proprio modo, non appartiene all'individuo né tanto meno alla società: "Noi ripudiamo decisamente l'idea di un dominio umano sulla vita, e del diritto di decidere del suo valore o della sua durata da parte di qualsiasi persona o gruppo umano".
"Ripudiamo il concetto di eutanasia attiva", aggiunge il documento. "Pur rigettando la presunzione umana di assumere la prerogativa divina nel determinare il tempo della morte, affermiamo l'obbligo di fare ogni possibile sforzo per alleviare le sofferenze umane". «Ogni conoscenza e capacità umana deve servire a promuovere la vita e la dignità dell'uomo", e che "non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche eticamente accettabile".
http://www.nostreradici.it/ebcrcontro-eutanasia.htm

domenica 16 novembre 2008

I SINCRETISTI CATTO-INDU'

CENTRO ANTI-BLASFEMIA
Poco fa abbiamo discusso con dei cattolici e dei sacerdoti,
risulta che molti cattolici per amore dello Yoga diventano
sincretisti catto-indù.
Questi falsi cattolici dovrebbero andarsi a studiare come è stata fondata la chiesa
cristiana in India, con il sangue, ecco che i primi cristiani indù
piuttosto che tornare indù o mischiare induismo e cristianesimo
si facevano uccidere imitando i S.Discepoli. La leggenda vuole
che sia stato S.Tommaso ad evangelizzare l'India dove sarebbe
morto martire, leggenda è descritta molto bene negli Atti apocrifi
di San Tommaso. Noi siamo in contatto con le chiese cristiane
in India sia cattoliche che ortodosse e protestanti.
Questi cristiani nemmeno vorrebbero incontrare gli indiani
di religione indù.Infatti ecco cosa credono gli indù ;mucche sacre,
prostituzione sacra, riti sessuali sacri,caste, reincarnazione,
perfino vedove al rogo.
La religione indù è pornografia sacra, basta andare nei loro templi indù,
le pareti tappezzate di sculture o pitture che raffigurano i loro idoli
mentre fanno sesso in tutti modi, orale, anale, in gruppo e con
le bestie, a parte il fatto che molti idoli sono raffigurati da animali:
elefanti, serpenti,scimmie ed altro, poi c'è il famoso idolo
fallico il Lingam, l'organo sessuale maschile e anche la Yonì,
organo sessuale femminile, che vengono adorati e ornati con fiori,
poi nei templi ci sono le veda-vasi cioè le prostitute sacre,
che si concedono ai fedeli.In alcuni templi dedicati alla
terribile dea Kalì, si fanno sacrifici animali, un vero macello,
e spesso si sacrificano anche vittime umane, la dea è
raffigurata con molte braccia, e ingiottisce pezzi di carne
umana,braccia, gambe,bambini interi.Questa è la religione
indù, se non credete documentatevi, andate in India !

Si la chiesa cattolica ha aperture sincretiste, però questo
succede dopo il Papa polacco perché il fumo
di Satana è entrato nella chiesa, cioè la massoneria
ecclesiastica,documentatevi !
Ecco noi centro anti-blasfemia, questo facciamo
lottiamo contro le eresie e gli eretici e falsi cristiani come
i catto-indù.


Attualmente in India è in corso una ingiusta e violenta
persecuzione verso i cristiani, non solo stanno facendo films
contro Gesù, ma vengono uccisi molti cristiani,oggi siamo preoccupati
per delle studentesse cristiane rapite, ancora non ci sono notizie.
Comunque non si può mischiare Gesù e Belial,cioè Satana
e quindi falsi idoli. Ecco un brano che potrà aprire gli occhi ai catto-indù.

SECONDA LETTERA AI CORINTI : 6,15-18


[14]Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli.
Quale rapporto infatti ci può essere tra la giustizia e l'iniquità, o quale unione tra la luce e le tenebre?
[15]Quale intesa tra Cristo e Beliar, o quale collaborazione tra un fedele e un infedele?
[16]Quale accordo tra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto:



Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò

e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo.

[17]Perciò uscite di mezzo a loro

e riparatevi, dice il Signore,

non toccate nulla d'impuro.

E io vi accoglierò,

[18]e sarò per voi come un padre,

e voi mi sarete come figli e figlie,

dice il Signore onnipotente.

http://groups.google.com/group/centro-anti-blasfemia/web/i-sincretisti-catto-indu?hl=it

lunedì 10 novembre 2008

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA-CASTITA' E OMOSESSUALITA'

IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA

Castità e omosessualità

2357 L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». 239 Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.



http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a6_it.htm