lunedì 10 novembre 2008

Da Oxford agli autobus, l'illusione di essere felici eliminando Dio

Da Oxford agli autobus, l'illusione di essere felici eliminando Dio
Pigi Colognesi
venerdì 7 novembre 2008


Due notizie provenienti dall’Inghilterra danno da pensare. La prima è che la municipalità di Oxford, la cittadella accademica più celebre del mondo, ha deciso di non chiamare più il Natale col suo nome, ma con quello più neutro di Festività Invernale della Luce. Con questa denominazione un po’ ridicola si vorrebbe evitare di urtare la suscettibilità di tutti quelli per cui andare in vacanza perché si festeggia la nascita di Gesù Cristo risulta fastidioso. Ed è singolare che coloro che più si sono lamentati di questa decisione siano i capi delle comunità ebraica e musulmana di Oxford; a loro risulta evidente che cancellare il Natale significa eliminare un pezzo dell’identità britannica, da loro stessi vissuta. Ma passiamo alla seconda notizia.



Sui bus e nelle metropolitane di Londra è comparsa nelle scorse settimane la seguente scritta pubblicitaria: «Probabilmente Dio non esiste. Dunque smettete di preoccuparvi e godetevi la vita».



L’iniziativa è partita da un blog del giornale progressista Guardian e, dicono gli organizzatori, ha avuto un successo clamoroso: si dovevano raccogliere cinquemila sterline per una piccola campagna pubblicitaria e ne sono arrivate oltre centodiciassettemila. Scopo del messaggio è quello di «rassicurare» chi si sente minacciato dal ritorno del fervore religioso. È chiaro, infatti, cosa i sostenitori dell’iniziativa (tra loro figura Richard Dawkins, diventato celebre per un libro sulle «ragioni per non credere») intendano per Dio: un nemico della vita. Coi suoi precetti e divieti, con la minaccia della punizione eterna, con le sue regole soffocanti questo simulacro di Dio appare evidentemente un ostacolo per la realizzazione dell’uomo. E quindi la constatazione che «probabilmente» non esiste fa tirare il fiato.



Ma siamo così sicuri che, senza Dio, noi possiamo «goderci la vita»? Come dovremmo fare?



Occorrono un sacco di condizioni di non facile raggiungimento (e questo lo slogan ateistico tende a nasconderlo): bisogna avere la salute e un lavoro soddisfacente, disporre di un minimo di agiatezza economica, essere capaci di instaurare rapporti interpersonali ed affettivi appaganti. E poi è necessario che la situazione intorno a sé consenta di godersela, la vita. Se sei seduto sul bus (magari quello con la scritta ateistica sulla fiancata) e ti schiacciano un piede, tutto il tuo godimento se ne va.



E non basta. Siamo sicuri che uno possa tranquillamente godersi la vita quando legge quello che legge sui giornali? Le migliaia che fuggono dai loro villaggi in Congo o quelli che perdono il posto di lavoro perché la banca fallisce; i cristiani ammazzati in India e la bambina lapidata in Somalia.



Ci vorrebbe un po’ di giustizia perché questa vita sia davvero godibile. Ma anche guardando più da vicino: come farei a «non preoccuparmi» se una persona che mi è cara soffre, è scontenta, magari un pochino depressa?



Insomma «godersi la vita» è un affare complicato. Ma, soprattutto, cos’è questa vita che dovrei godermi? È la somma di salute, affetti, lavoro, soldi, circostanze più o meno favorevoli? È il susseguirsi di raggiungimenti parziali e sempre effimeri? Non c’è, invece, in ognuno l’urgenza di trovare qualcosa che dia consistenza e durata a tutti quei fattori? Non vive ognuno lo struggente bisogno di un «godimento» che non lasci fuori nulla e che sia permanente? Della felicità, insomma.



Questa esigenza non apre forse la prospettiva su un orizzonte infinito e misterioso, quello che gli uomini hanno sempre chiamato Dio? Limitare simile apertura non è un rimpicciolimento della persona, una sua riduzione a misure meschine, quelle facilmente gestibili da un potere prodigo di «godimenti»? L’uomo che è nato quel giorno di duemila anni ha detto che proprio per camminare verso la felicità ogni uomo è venuto al mondo e che la misura del suo desiderio è infinita. È per questo che gli amministratori di Oxford vogliono farci dimenticare il suo Natale?






http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=8330

India, campagna distribuzione Bibbie

India, campagna distribuzione Bibbie
Inserita il 6/11/2008 alle 13:58 nella categoria: Chiesa Perseguitata


BHUBANESHWAR (India) - I cristiani indiani hanno lanciato una campagna per raccogliere e distribuire ai credenti dell'Orissa un migliaio di nuove Bibbie, per sostituire quelle distrutte durante le aggressioni degli ultimi mesi.

«È una campagna per mostrare solidarietà e vicinanza alla popolazione cristiana perseguitata e privata dei suoi diritti fondamentali», afferma il Catholic Secular Forum (CSF), una delle organizzazioni non governative promotrici dell'iniziativa, attiva nel difendere i cristiani in India anche attraverso l'informazione».

Le Bibbie donate sono in lingua Oriya, parlata dalla popolazione dell'Orissa.

Intanto nello stato dell'India orientale continua a imperversare l'ondata di violenze contro i cristiani; secondo fonti governative si contano almeno 500 cristiani uccisi. [sr]

Fonte: Agenzia Fides



http://www.evangelici.net/notizie/1225976310.html

Giovane cristiano decapitato in Somalia

Giovane cristiano decapitato in Somalia
Inserita il 1/11/2008 alle 11:07 nella categoria: Chiesa Perseguitata


MOGADISCIO - Mohammed Mansuur, un giovane cristiano di venticinque anni, è stato rapito e poi decapitato durante una "festa" a cui gli estremisti hanno invitato tutti gli abitanti del villaggio per assistere all'assassinio.

«La scena - raccontano alcuni testimoni a Porte Aperte, missione evangelica a favore dei cristiani perseguitati - è stata ripresa da un telefonino e circola in Somalia e nei paesi vicini, terrificando tutti coloro che vogliono convertirsi al cristianesimo o che lo hanno già fatto».

Mohammed Mansuur era nato in una famiglia musulmana e si era convertito a Cristo nel 2005.
Il 23 settembre scorso è stato decapitato nel villaggio di Manyafulka, a 10 chilometri da Baidoa, nel sud ovest del Paese.

Dopo aver rapito Mohammed, gli estremisti islamici hanno invitato tutto il villaggio a quella che hanno chiamato "una festa". Numerosi testimoni hanno assistito alla morte di Mohammed, che, prima di morire, è stato accusato dai suoi assassini di essere un apostata e un infedele.

Drammi simili si sono verificati nella provincia somala del basso Giuba a luglio dell'anno scorso, dove alcuni cristiani, trovati in possesso di Bibbie, sono stati giustiziati pubblicamente.

Vista la drammatica situazione intere famiglie sono fuggite nel vicino Kenia, ma anche là vengono perseguitati. Un altro giovane, Hassan, vi si era rifugiato nel 2005 dopo l'assassinio di sua sorella. Lui e la sua famiglia sono stati selvaggiamente aggrediti due settimane fa. «I nostri fratelli e le nostre sorelle in Somalia - spiega Hassan - vengono abbattuti come cani se scoprono che sono cristiani. I musulmani che hanno ucciso mia sorella vogliono uccidere anche me e la mia famiglia. Noi rischiamo la vita scegliendo di seguire Gesù».

Malgrado i grossi rischi, una piccola chiesa clandestina sopravvive in Somalia. [sr]

http://www.evangelici.net/notizie/1225534053.html

Rissa tra monaci nella basilica del Santo Sepolcro

GERUSALEMME
Rissa tra monaci nella basilica del Santo Sepolcro
Pope greci ortodossi e sacerdoti armeni sono venuti alle mani dentro uno dei luoghi simbolo della fede. Per sedare la lite è dovuta intervenire la polizia israeliana


Gerusalemme, 9 novembre 2008 - Pope greci ortodossi e sacerdoti armeni sono venuti alle mani nella Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme: per separare i gruppi di religiosi è dovuta intervenire la polizia israeliana. Alcuni monaci hanno utilizzato dei ceri come oggetti contundenti mentre altri hanno cercato di strappare i sai degli avversari.



Secondo il portavoce della polizia, Micky Rosenfeld, lo scontro è stato causato dai preparativi dei religiosi armeni per l'annuale cerimonia che ricorda la scoperta nel quarto secolo della croce che la tradizione viole sia usata per la crocifissione di Gesù.



Quello odierno è stato solo l'ultimo di una serie di scontri tra monaci delle sei diverse confessioni che si contendono il controllo del sito dove secondo la tradizione si trova la tomba di Cristo. Si tratta di rivalità plurisecolari e sono legate a tentativi di almeno alcune delle confessioni di estendere il loro controllo sul sito sacro, a spese delle altre, e in violazione di uno status quo plurisecolare (fissato nel 1852 dalle autorità ottomane). Per evitare conflitti le chiavi della chiesa sono da sette secoli nelle mani di due famiglie musulmane.



La rivalità è talmente profonda che urgenti lavori di ristrutturazione del sito, che rischia di crollare, non vengono attuati perché le due Chiese - pur convenendo sulla necessità dei lavori - non riescono ad accordarsi. Il governo israeliano si è impegnato a sostenere il costo dei lavori ma in assenza di un accordo ha le mani legate.


http://quotidianonet.ilsole24ore.com/esteri/2008/11/09/131385-rissa_monaci_nella_basilica_santo_sepolcro.shtml

KENYA: MISNA, SUORE RAPITE DOPO ATTACCO COMMANDO ARMATO

KENYA: MISNA, SUORE RAPITE DOPO ATTACCO COMMANDO ARMATO

(ASCA) - Roma, 10 nov - E' ancora avvolto dal mistero il caso delle due suore italiane rapite durante la notte nella localita' di El Wak, nel distretto settentrionale keniota di Mandera, al confine con la Somalia. Il sequestro, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe avvenuto dopo un vero e proprio attacco perpetrato da un commando armato intorno alla mezzanotte e mezza di ieri sera.

Raggiunta telefonicamente dalla Misna, una missionaria del Movimento Contemplativo Padre de Foucauld di Cuneo (a cui appartengono le due religiose) ha tentato di ricostruire le modalita' del sequestro: ''Fonti della polizia e amici che lavorano nella zona ci hanno detto che oltre 200 uomini armati, a bordo di una ventina di macchine, hanno attaccato la cittadina durante la notte e che i colpi d'arma da fuoco erano indirizzati principalmente contro la casa delle missionarie''.

Oltre a rapire le due donne, secondo la religiosa, gli assalitori avrebbero ''sequestrato dei keniani, e rubato almeno tre o quattro macchine e furgoncini di organizzazioni umanitarie locali''. Secondo la missionaria, inoltre, la sparatoria e' durata a lungo, ''almeno mezz'ora e si e' conclusa solo quando gli assalitori, a bordo delle macchine e dei camioncini, sono andati via verso la frontiera''.

La notizia del rapimento e' arrivata alle consorelle ''intorno alla mezzanotte e mezza di ieri sera'' quando ''e' squillato il cellulare dei nostri confratelli a Mandera, che abitano a 200 metri dalla nostra casa'', ha raccontato la religiosa. ''La chiamata proveniva da El Wak, dal cellulare di suor Mariateresa, ma nessuno ha risposto. Abbiamo provato a richiamare, ma ancora non rispondeva nessuno, fino a quando un ufficiale di polizia nostro amico, ci ha confermato che erano state rapite'', ha spiegato la missionaria.

Queste informazioni sarebbero state in parte confermate anche dalla ricostruzione ufficiale delle autorita' keniane.

Secondo l'emittente pubblica keniana ''Kbc', citata dall'agenzia Misna, infatti le due suore italiane sono state portate via al termine di un attacco condotto da ''oltre una ventina di banditi pesantemente armati'' (cosi' vengono definiti dalla polizia locale) che hanno attaccato anche alcuni edifici governativi in citta'.

Per quanto riguarda l'identita' degli assalitori, le notizie rimangono ancora molto incerte: secondo alcune fonti, infatti, il gruppo di banditi che nella notte ha attaccato El Wak proveniva dal confine somalo, mentre secondo altre, gli uomini armati potrebbero avere dei legami con uno dei due gruppi locali del distretto di Mandera, ultimamente al centro di gravi episodi di violenza.

''Il governo del Kenya una settimana fa ha cercato di disarmare le due comunita' e lo ha fatto con mano pesante creando maggiore ostilita' nella gente'' dice una fonte missionaria contattata a Nairobi in condizione d'anonimato.

Anche le consorelle delle due suore rapite, contattate dalla Misna nel nord del Kenya, non hanno idea di chi sia l'artefice di questo sequestro. ''Qui gira voce che gli aggressori provenivano dalla Somalia, ma e' ancora tutto molto confuso. La nostra missione e' qui da tanti anni, fin dal 1984 ci occupiamo di bambini malnutriti e malati cronici in questa zona povera a remota nella quale la popolazione e' composta per la stragrande maggioranza da musulmani somali, con i quali abbiamo un ottimo rapporto'' spiega la missionaria del Movimento Contemplativo Padre de Foucauld di Cuneo.

La suora ha inoltre confermato che ''sono stati attivati canali di contatto tramite i clan e gli anziani delle tribu' locali'' gli unici, al momento, che riescono ad ottenere delle informazioni sul sequestro.

''Ci hanno dato la loro assicurazione che faranno il possibile - ha aggiunto alla Missionary International Service News Agency la suora, secondo cui i rapiti sarebbero stati condotti a Bar Dheera, localita' del sud della Somalia poco lontano dal confine col Kenya - ma per il momento non possiamo che sperare e attendere''.

Caterina Giraudo e Maria Teresa Oliviero, le due suore italiane rapite, appartengono al Movimento Contemplativo Missionario 'Padre de Foucauld' di Cuneo. Entrambe originarie della provincia di Cuneo, rispettivamente 67 e 61 anni, le due religiose si trovavano in Kenya da molti anni, dove lavoravano con i profughi somali e i malati.

ghi/uda

http://www.asca.it/moddettnews.php?idnews=789693&canale=ORA&articolo=KENYA:%20MISNA,%20SUORE%20RAPITE%20DOPO%20ATTACCO%20COMMANDO%20ARMATO

mercoledì 16 aprile 2008

GIAPPONE-SHINTOISMO-OSCENITA'

Non tanto una banale "festa del pene", ma una speciale e di fatto storica cerimonia dedicata interamente al membro maschile in quanto simbolo di fertilità. Il festival, il più grande e importante del Giappone, si è tenuto nella città di Nagoya, nella Prefettura di Aichi.
Migliaia le persone accorse da tutto il Paese per render omaggio al grande pene. Durante il festival i turisti possono pregare ed assaporare tantissime prelibatezze, molte delle quali caratterizzate dalla non casuale forma che richiama ancora una volta l'organo riproduttivo maschile.
All'interno di uno dei tempi di Nagoya si trova una pietra simile a dei testicoli. I "fedeli" possono darle una sfregata ed esprimere un desiderio.


Pubblicato da Webmaster 19-03-2008

lunedì 24 marzo 2008

ALGERIA: CRISTIANI IN PERICOLO

In Algeria l’islam è religione di Stato, e la libertà di culto è garantita dalla Costituzione. Il vero obiettivo del nuovo testo normativo, come aveva ammesso un responsabile del ministero degli Affari religiosi, era quello di "contrastare le campagne di proselitismo cristiano clandestino".

Lo conferma anche l’arcivescovo di Algeri, Teissier, che indica dei "nuovi gruppi di evangelici, che hanno creato un po’ di rumore per la conversione di alcuni fedeli".

La legge, composta da diciassette articoli, vieta l’esercizio del culto non islamico al di fuori degli edifici adibiti per questo scopo e subordina questi edifici all’ottenimento di una previa autorizzazione.

Un articolo prevede una multa da 500 mila a un milione di dinari (da 5 a 10 mila euro) e una pena carceraria da due a cinque anni contro "chiunque cambi la funzione originaria dei luoghi di culto" oppure "inciti o costringa o usi mezzi persuasivi per costringere un musulmano ad abbracciare un’altra religione".


BELLO SCHIFO!

Vergogna......poi siamo noi che ce la prendiamo con i Musulmani, vero? E solo per avere pregato. Siamo al massimo dell'intolleranza religiosa.- Un anno di galera in Nigeria con la condizionale per aver pregato in un Gruppo di Fratelli, in visita pastorale....

In sostanza se viene denunciato di muovo per un simile "mostruoso misfatto" di anni di galera ne fa minimo due perchè recidivo.- Non so come siano le prigioni in Nigeria, e preferisco non saperlo.-

mauro

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Algeria: condannato un sacerdote cattolico per aver pregato

Padre Pierre Wallez, prima vittima della nuova legge di culto

ROMA, lunedì, 11 febbraio 2008 (ZENIT.org).- Un prete cattolico è stato condannato dal tribunale di Orano (400 chilometri a ovest di Algeri) ad un anno di prigione con la condizionale per aver “officiato una cerimonia religiosa in un luogo non riconosciuto dal governo”, informa il quotidiano Avvenire.
Padre Pierre Wallez, questo il nome del sacerdote, è la prima vittima della legge approvata nel marzo 2006 "sull’esercizio delle pratiche di culto non musulmano" nel Paese nordafricano.

Parlando ai microfoni di Radio Vaticana, l’Arcivescovo di Algeri, monsignor Henri Antoine Marie Teissier, ha detto che "la cosa che più sorprende è che la condanna è stata emessa perché il sacerdote aveva solo fatto visita ad un gruppo di cristiani del Camerun. Non aveva celebrato una Messa, ma aveva soltanto recitato insieme a loro una preghiera. Era il 29 dicembre, subito dopo Natale".

"Adesso ci sono molte difficoltà sul proselitismo – sottolinea ancora il presule – , ma bisogna anche dire che il sacerdote non è stato condannato ad un anno di carcere effettivo: non è stato, dunque, incarcerato".

"Naturalmente – osserva ancora Teissier – tutti noi siamo molto scossi per la decisione che è stata presa contro il nostro fratello. Bisogna però fare anche un distinguo tra la decisione presa in un contesto particolare e quello che è il nostro impegno per il bene comune della società algerina, all’interno della quale abbiamo molti amici".

Insieme a padre Wallez (di origine francese) anche un giovane medico musulmano è stato condannato ad una pena più pesante (due anni senza condizionale), ufficialmente per aver utilizzato farmaci dell’ambulatorio pubblico da lui diretto nella baraccopoli dei migranti di Maghnia, informa Camille Eid dalle pagine di Avvenire.

"Medicinali regolarmente pagati dalla Caritas", spiegano fonti dell’arcivescovado di Algeri che non esitano a denunciare "le gravi difficoltà che la comunità cattolica ha dovuto e continua ad affrontare ormai da mesi".

"Vengono sistematicamente rifiutati i visti di ingresso ai nostri ospiti – precisa l’arcivescovado – e in novembre è stato ritirata la residenza a quattro giovani preti brasiliani, qui per lavorare con gli immigrati africani di lingua portoghese".

In Algeria l’islam è religione di Stato, e la libertà di culto è garantita dalla Costituzione. Il vero obiettivo del nuovo testo normativo, come aveva ammesso un responsabile del ministero degli Affari religiosi, era quello di "contrastare le campagne di proselitismo cristiano clandestino".

Lo conferma anche l’arcivescovo di Algeri, Teissier, che indica dei "nuovi gruppi di evangelici, che hanno creato un po’ di rumore per la conversione di alcuni fedeli".

La legge, composta da diciassette articoli, vieta l’esercizio del culto non islamico al di fuori degli edifici adibiti per questo scopo e subordina questi edifici all’ottenimento di una previa autorizzazione.

Un articolo prevede una multa da 500 mila a un milione di dinari (da 5 a 10 mila euro) e una pena carceraria da due a cinque anni contro "chiunque cambi la funzione originaria dei luoghi di culto" oppure "inciti o costringa o usi mezzi persuasivi per costringere un musulmano ad abbracciare un’altra religione".





Stesse pene contro chi "produce o immagazzina o distribuisce pubblicazioni o cassette audio e video o altri mezzi volti a minare la fede nell’islam".