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sabato 23 maggio 2009

La croce e la Katana. Quando i cristiani del Sol levante andarono alla guerra

il Giornale.it
n. 123 del 2009-05-22 pagina 0

La croce e la Katana. Quando i cristiani del Sol levante andarono alla guerra
di Matteo Sacchi

Nel nuovo romanzo storico di Rino Cammilleri
l'epopea e il martirio dei Samurai
che non vollero abbandonare la religione
giunta da Occidente
Matteo Sacchi
Anno del Signore 1638, anno sedicesimo dello shogunato di Tokugawa Iemitsu. Sul castello di Hara, un vecchio maniero diroccato nel sud del Giappone, sventolano strane bandiere. Sono bianche con disegnata sopra la croce, oppure la Vergine Maria. All'interno delle mura ci sono cinquantamila tra contadini, mercanti, ronin (samurai senza padrone), donne e bambini. All'esterno è schierata un'armata enorme. Più di centomila uomini accorsi sotto il comando dei più potenti daimyo, i signori feudali fedeli al governo dello Shogun. Sono lì per fronteggiare una rivolta che nessuno sino a qualche mese prima avrebbe ritenuto possibile. Nessuno avrebbe mai pensato che i molti contadini e i pochi samurai convertiti al cristianesimo avrebbero osato ribellarsi.
In giappone le guerre private e i conflitti tra clan erano all'ordine del giorno. Ma una rivolta in nome della libertà religiosa e dell'uguaglianza degli uomini davanti a Dio era qualcosa di diverso. Qualcosa che rischiava di turbare gli equilibri dell'intero arcipelago, le radici culturali di una civiltà. Da quando infatti i missionari portoghesi erano giunti, nel 1549, molti giapponesi si erano convertiti al cattolicesimo. Soprattutto a Nagasaki, il più importante porto aperto al commercio con i gaijin (gli stranieri). E la nuova religione, sia per il suo essere un possibile ponte per le potenze straniere, sia per i suoi connotati egalitari e la sua presa tra gli strati bassi della società, era stata subito percepita come un pericolo dal clan dominante: i Tokugawa.
Eppure, nonostante il divieto di professarla emanato nel 1614 e le persecuzioni, i cattolici stavano rialzando la testa. Anzi, si erano organizzati militarmente per resistere allo sterminio. Ecco perché l'assedio che durò mesi, l'assalto ai convertiti che rifiutano di abiurare il loro credo, è stato uno dei momenti più violenti e decisivi della storia del Giappone, anzi dell'Asia intera. Gli spagnoli ebbero paura di intervenire a favore dei cattolici (dalle Filippine) e gli olandesi protestanti appoggiarono con un cannoneggiamento marittimo l'azione del Bakufu (il governo centrale). La vicenda che finì con un immane massacro, è molto nota in Giappone e ben poco in Occidente. Ora Rino Cammilleri la racconta nel romanzo storico Il crocefisso del samurai (Rizzoli, pagg. 274, euro 18,50). La ricostruzione si muove agilmente tra i due fronti dello scontro, dà conto delle ragioni degli uni e degli altri, ridà vita a personaggi storici come lo shogun Iemitsu o Miyamoto Musashi (mitico spadaccino errante). Ne inventa di fantasia come il giovane cristiano Kato e la sua promessa sposa Yumiko (quasi dei Renzo e Lucia con gli occhi a mandorla) che rendono la storia emotivamente avvincente.
Ovviamente il suo sguardo indugia soprattutto sul campo dei ribelli, destinati alla sconfitta ma determinati sino all'ultimo a combattere per Iesu Kirisuto (Gesù Cristo), per quella religione nuova che dava speranza ai contadini e agli umili. Narrando la loro sconfitta, tra combattimenti, duelli a colpi di katana e atti di eroismo, non manca mai di coglierne il lato tragico (la persecuzione secolare verso i cristiani durò sino al 1889). Ma anche il senso di speranza che i «cristiani segreti» non abbandonarono mai, sino al ritorno degli europei.


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domenica 22 febbraio 2009

GIAPPONE: POTERE OCCULTO-SOKA GAKKAI

Giappone, potere occulto




Dietro le dimissioni del ministro dell'Agricoltura, la propaganda di una setta religiosa
Oscuri retroscena. Dopo il suicidio del ministro dell'Agricoltura avvenuto due settimane fa, l'esecutivo del Premier giapponese Shinzo Abe subisce un secondo, pesante contraccolpo: le dimissioni di Fumio Kyuma, titolare della Difesa. La terza cattiva notizia, a pochi giorni dalle elezioni del Senato, è che gli indici di popolarità della coalizione conservatrice, sono in caduta libera: 30 percento, secondo gli ultimi sondaggi. Le dimissioni di Kyuma, apparentemente scaturite dall'indignazione popolare - e politica - seguita al suo commento sui bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki ("non potevano essere evitati"), sono invece la conseguenza di un'azione di lobbying da parte di un partito politico, il Komeito, alla vigilia del rinnovo del ramo più importante della Dieta nipponica. Una pressione che fa leva sulla propaganda e sul populismo. E che svela inquietanti e oscuri retroscena.

Facciamo un passo indietro. La coalizione del Primo ministro Abe è formata dal Partito Liberaldemocratico e dal Komeito, formazione germinata nel 1964 da una setta religiosa buddhista, e diventata negli anni la sua vetrina. Tale setta si chiama Soka Gakkai. Esponenti politici del Komeito, dai quadri ai semplici impiegati, sono tutti membri della setta, nonostante il partito sia formalmente separato da essa. Alla guida della Soka Gakkai è l'uomo che l'Asia Week Magazine ha piazzato al diciannovesimo posto tra i più potenti dell'Asia. Si chiama Daisaku Ikeda. Il suo punto di forza: 12 milioni di adepti (tra i quali gli 8 milioni di elettori del Komeito), amicizie influenti e frequentazioni dei maggiori leader mondiali, anche alcuni tra i più discussi e controversi, come Noriega, Ceausescu, Castro. La principale finalità della Soka Gakkai ('società per la creazione di valori', in giapponese) è quella di "perseguire la pace come ideale". La setta, la cui base è attualmente il ceto medio-basso (e le casalinghe in particolare), ebbe particolare successo nel dopoguerra, quando cominciò a offrire aiuto materiale e morale agli agricoltori spossessati delle loro terre, ai disoccupati, ai reduci dei bombardamenti. Fondata su un sistema di ideali genuini, la Gakkai si è via via trasformata, attirando su di sé critiche e denunce, soprattutto da quando è diventata la 'creatura personale' del padre-padrone Ikeda. Il guru, o 'sensei' ('maestro'), ultra-settantenne, trascorre il suo tempo viaggiando e professando una filosofia intrisa di messianesimo e pacifismo, nonostante i suoi seguaci non abbiano - in più occasioni - disdegnato la violenza quando occorreva mettere a tacere gli oppositori politici o religiosi. Più di 10 anni fa, membri della setta attaccarono la sede della corrente buddhista antagonista Nichiren Shoshu con bombe e torce. I detrattori della Soka Gakkai dicono che i suoi membri vengono minacciati di finire all'inferno, se criticano o abbandonano la Gakkai. Equivalente buddhista di un Esercito della Salvezza - innegabile l'attività umanitaria e di sostegno economico alle fasce più bisognose della popolazione - il suo patrimonio è valutato dai più informati sui 60 miliardi di euro.

Mani legate. E' stato il partito Komei a chiedere ufficialmente ad Abe le dimissioni del ministro della Difesa a causa delle sue esternazioni. Il Komei fa parte del governo nonostante l'articolo 20 della Costituzione sancisca la netta separazione tra attività politica e attività religiosa. E, nonostante i suoi propositi pacifisti, il partito ha votato a favore dell'invio di 500 soldati giapponesi in Iraq e del progetto dell’esecutivo di riarmare il paese con due disegni di legge atti alla ristrutturazione dell’apparato militare. Oggi, per non patire una disfatta alle elezioni del 29 luglio, il Premier nipponico non può che affidarsi alla capacità di mobilitazione dei militanti della Soka Gakkai.

Luca Galassi
06/07/2007

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Parole chiave: abe, kyuma, soka gakkai, daisaku ikeda
Categoria: Politica
Luogo: Giappone

http://it.peacereporter.net/articolo/8319/

mercoledì 16 aprile 2008

GIAPPONE-SHINTOISMO-OSCENITA'

Non tanto una banale "festa del pene", ma una speciale e di fatto storica cerimonia dedicata interamente al membro maschile in quanto simbolo di fertilità. Il festival, il più grande e importante del Giappone, si è tenuto nella città di Nagoya, nella Prefettura di Aichi.
Migliaia le persone accorse da tutto il Paese per render omaggio al grande pene. Durante il festival i turisti possono pregare ed assaporare tantissime prelibatezze, molte delle quali caratterizzate dalla non casuale forma che richiama ancora una volta l'organo riproduttivo maschile.
All'interno di uno dei tempi di Nagoya si trova una pietra simile a dei testicoli. I "fedeli" possono darle una sfregata ed esprimere un desiderio.


Pubblicato da Webmaster 19-03-2008