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domenica 16 novembre 2008

Libertà religiosa. Il punto della situazione nel 2008

Libertà religiosa. Il punto della situazione nel 2008
Scritto da Simone Baroncia
Lunedì 27 Ottobre 2008 22:24
La negazione della libertà religiosa è sulle pagine di tutti i giornali. Violenze e soprusi si registrano continuamente in ogni parte del mondo. Per fare il punto sulla situazione, fornire notizie, fatti, situazioni e testimonianze su avvenimenti che potrebbero rischiare di passare sotto silenzio o sfuggire all’opinione pubblica è stato presentato il Rapporto 2008 sulla Libertà Religiosa nel Mondo di Aiuto alla Chiesa che Soffre.


Sono intervenuti padre Bernardo Cervellera, Camille Eid, Marco Politi, padre Joaquin Alliende, Paola Rivetta. Realizzato da ACS-Internazionale, il Rapporto, ha ricordato padre Allende, "risponde a un’esigenza sempre più avvertita dall’opinione pubblica, di conoscere la reale situazione dei diritti umani in generale e della libertà religiosa in particolare, quale diritto inalienabile di ogni essere umano. Questo Rapporto si qualifica per il suo approccio non confessionale, prendendo in esame la situazione di ciascun Paese, con riferimento a ogni restrittiva fattispecie giuridico-istituzionale o ad ogni tipologia socio-culturale o ideologica". Libertà di cambiare religione, di manifestare e praticare le proprie convinzioni religiose sia in privato che in pubblico, di sviluppare la propria vita religiosa, di trasmettere il proprio credo e di diffonderne i valori, il Rapporto analizza la presenza o la negazione della libertà religiosa in ogni nazione, fornendo dati e cifre, in molti casi, allarmanti.

"Quando si rompono le dighe della convivenza – ha affermato Marco Politi – il problema della violazione della libertà religiosa si presenta in tutta la sua valenza, al di là delle frontiere confessionali. Oggi gli Stati che rappresentano un problema sono Stati chiave per l’equilibrio mondiale: come ad esempio la Cina, dove perdura il controllo sulla libertà religiosa, o l’India, dove le violenze anticristiane di questi ultimi mesi hanno raggiunto proporzioni incredibili". Camille Eid ha posto l’attenzione invece sugli esodi forzati di cristiani dall’Iraq, registratisi in questi ultimi mesi. "La legge approvata lo scorso settembre in Parlamento a Baghdad – ha ricordato Camille Eid - ha abrogato l’articolo che in minima parte garantiva la libertà religiosa dei cristiani in Iraq".

"Cosa viene fuori dal Rapporto ACS 2008? – si è domandato padre Cervellera nel suo intervento alla conferenza stampa - un dato interessante è senza dubbio che le offese alla libertà religiosa avvengono sempre meno per cause ideologiche e sempre più per motivi di potere. Il tentativo di bloccare la libertà religiosa mira soprattutto a impoverire gli Stati, mantenendo la popolazione in una situazione di schiavitù. In altre nazioni come ad esempio la Cina, il timore di aprirsi alla libertà di culto coincide con il timore di non sollecitare in senso più ampio le altre libertà. Quindi dietro lo show di facciata, basti pensare alle Olimpiadi, la situazione di chiusura e di negazione della libertà rimane alterata". Sono oltre 60, ancora oggi, i Paesi nei quali si contano attacchi alla libertà religiosa.

Tra i Paesi del vicino Oriente l'Egitto è quello che conta il più grande numero di cristiani. In grande maggioranza appartengono alla Chiesa copto-ortodossa, gli altri fanno parte delle comunità ultra-minoritarie: copto-cattolica, armena, greco-ortodossa, greco-cattolica, caldea, maronita e latina. Delicata la situazione dell’Eritrea, dove nell’agosto 2007 le autorità hanno ordinato alla Chiesa cattolica di cedere al ministero per il Benessere sociale e il lavoro tutte le strutture sociali, quali scuole, cliniche, orfanotrofi e centri d’istruzione per le donne. Varie fonti indicano che ci sono non meno di 2mila detenuti per ragioni religiose (secondo Compass Direct News per il 95% sono cristiani, soprattutto di gruppi evangelici non riconosciuti) arrestati a partire dal maggio 2002 per la loro fede, incarcerati per mesi e anni senza accuse formali e senza processo (nonostante la legge proibisca detenzioni superiori a trenta giorni senza che sia contestata l’accusa), spesso in carceri militari, con condizioni di vita molto dure e senza assistenza medica. Ma è l’Arabia Saudita il Paese islamico in cui la libertà religiosa viene negata con maggiore evidenza, anche da un punto di vista formale. Il Regno si dichiara "integralmente" islamico, considera il Corano l'unica Costituzione del Paese e la sharia la sua legge fondamentale.

Tra le minacce maggiori alla libertà religiosa in Indonesia vi è soprattutto il terrorismo. Negli ultimi anni il Paese è stato colpito da una serie di sanguinosi attentati rivendicati dalla JI, braccio locale di al-Qaeda, che ha attaccato in prevalenza obiettivi "occidentali", come chiese e ambasciate. Pur garantendo la libertà religiosa, la costituzione indonesiana non ha di fatto impedito le minacce nate da una intensa campagna di islamizzazione, portata avanti da movimenti e formazioni estremiste e contro le cui iniziative il governo stenta spesso ad intervenire. In Nigeria, invece, i più diffusi atti di intolleranza e discriminazione religiosa sono quelli lamentati dalle varie comunità cristiane presenti negli Stati più islamizzati della Nigeria settentrionale che coincidono quasi sempre con i 12 Stati che hanno introdotto nella loro legislazione la sharia. Anche in Myanmar la situazione della libertà religiosa e dei diritti umani nel 2007 ha subito un netto peggioramento.

Tra agosto e settembre monaci buddisti si sono messi a capo di un movimento pacifico contro i soprusi e le politiche repressive del regime militare che dal 1962 regge il Paese con il pugno di ferro. In Iran la minoranza perseguitata con più violenza è quella dei Bahai, la più grande minoranza religiosa del paese, con circa 300mila fedeli. Grave anche la situazione nel Pakistan, dove lo strumento peggiore della repressione religiosa è la legge sulla blasfemia, l’esempio di legislazione più settaria e fondamentalista del Paese, che continua a mietere vittime. A Cuba invece le restrizioni alla libertà religiosa contribuiscono a impoverire la presenza dei giovani tra i fedeli cattolici e a far sì che, perfino tra i praticanti, il livello di appoggio alle misure morali come l'opposizione all'aborto e al divorzio, o il gesto di sposarsi in chiesa, non siano seguiti neanche dalla metà della popolazione.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 27 Ottobre 2008 22:31 )

http://www.korazym.org/index.php/esteri/6-internazionale/560-liberta-religiosa-il-punto-della-situazione-nel-2008

lunedì 10 novembre 2008

LIBERTA' RELIGIOSA

Libertà religiosa. Il punto della situazione nel 2008
Scritto da Simone Baroncia
Lunedì 27 Ottobre 2008 22:24
La negazione della libertà religiosa è sulle pagine di tutti i giornali. Violenze e soprusi si registrano continuamente in ogni parte del mondo. Per fare il punto sulla situazione, fornire notizie, fatti, situazioni e testimonianze su avvenimenti che potrebbero rischiare di passare sotto silenzio o sfuggire all’opinione pubblica è stato presentato il Rapporto 2008 sulla Libertà Religiosa nel Mondo di Aiuto alla Chiesa che Soffre.


Sono intervenuti padre Bernardo Cervellera, Camille Eid, Marco Politi, padre Joaquin Alliende, Paola Rivetta. Realizzato da ACS-Internazionale, il Rapporto, ha ricordato padre Allende, "risponde a un’esigenza sempre più avvertita dall’opinione pubblica, di conoscere la reale situazione dei diritti umani in generale e della libertà religiosa in particolare, quale diritto inalienabile di ogni essere umano. Questo Rapporto si qualifica per il suo approccio non confessionale, prendendo in esame la situazione di ciascun Paese, con riferimento a ogni restrittiva fattispecie giuridico-istituzionale o ad ogni tipologia socio-culturale o ideologica". Libertà di cambiare religione, di manifestare e praticare le proprie convinzioni religiose sia in privato che in pubblico, di sviluppare la propria vita religiosa, di trasmettere il proprio credo e di diffonderne i valori, il Rapporto analizza la presenza o la negazione della libertà religiosa in ogni nazione, fornendo dati e cifre, in molti casi, allarmanti.

"Quando si rompono le dighe della convivenza – ha affermato Marco Politi – il problema della violazione della libertà religiosa si presenta in tutta la sua valenza, al di là delle frontiere confessionali. Oggi gli Stati che rappresentano un problema sono Stati chiave per l’equilibrio mondiale: come ad esempio la Cina, dove perdura il controllo sulla libertà religiosa, o l’India, dove le violenze anticristiane di questi ultimi mesi hanno raggiunto proporzioni incredibili". Camille Eid ha posto l’attenzione invece sugli esodi forzati di cristiani dall’Iraq, registratisi in questi ultimi mesi. "La legge approvata lo scorso settembre in Parlamento a Baghdad – ha ricordato Camille Eid - ha abrogato l’articolo che in minima parte garantiva la libertà religiosa dei cristiani in Iraq".

"Cosa viene fuori dal Rapporto ACS 2008? – si è domandato padre Cervellera nel suo intervento alla conferenza stampa - un dato interessante è senza dubbio che le offese alla libertà religiosa avvengono sempre meno per cause ideologiche e sempre più per motivi di potere. Il tentativo di bloccare la libertà religiosa mira soprattutto a impoverire gli Stati, mantenendo la popolazione in una situazione di schiavitù. In altre nazioni come ad esempio la Cina, il timore di aprirsi alla libertà di culto coincide con il timore di non sollecitare in senso più ampio le altre libertà. Quindi dietro lo show di facciata, basti pensare alle Olimpiadi, la situazione di chiusura e di negazione della libertà rimane alterata". Sono oltre 60, ancora oggi, i Paesi nei quali si contano attacchi alla libertà religiosa.

Tra i Paesi del vicino Oriente l'Egitto è quello che conta il più grande numero di cristiani. In grande maggioranza appartengono alla Chiesa copto-ortodossa, gli altri fanno parte delle comunità ultra-minoritarie: copto-cattolica, armena, greco-ortodossa, greco-cattolica, caldea, maronita e latina. Delicata la situazione dell’Eritrea, dove nell’agosto 2007 le autorità hanno ordinato alla Chiesa cattolica di cedere al ministero per il Benessere sociale e il lavoro tutte le strutture sociali, quali scuole, cliniche, orfanotrofi e centri d’istruzione per le donne. Varie fonti indicano che ci sono non meno di 2mila detenuti per ragioni religiose (secondo Compass Direct News per il 95% sono cristiani, soprattutto di gruppi evangelici non riconosciuti) arrestati a partire dal maggio 2002 per la loro fede, incarcerati per mesi e anni senza accuse formali e senza processo (nonostante la legge proibisca detenzioni superiori a trenta giorni senza che sia contestata l’accusa), spesso in carceri militari, con condizioni di vita molto dure e senza assistenza medica. Ma è l’Arabia Saudita il Paese islamico in cui la libertà religiosa viene negata con maggiore evidenza, anche da un punto di vista formale. Il Regno si dichiara "integralmente" islamico, considera il Corano l'unica Costituzione del Paese e la sharia la sua legge fondamentale.

Tra le minacce maggiori alla libertà religiosa in Indonesia vi è soprattutto il terrorismo. Negli ultimi anni il Paese è stato colpito da una serie di sanguinosi attentati rivendicati dalla JI, braccio locale di al-Qaeda, che ha attaccato in prevalenza obiettivi "occidentali", come chiese e ambasciate. Pur garantendo la libertà religiosa, la costituzione indonesiana non ha di fatto impedito le minacce nate da una intensa campagna di islamizzazione, portata avanti da movimenti e formazioni estremiste e contro le cui iniziative il governo stenta spesso ad intervenire. In Nigeria, invece, i più diffusi atti di intolleranza e discriminazione religiosa sono quelli lamentati dalle varie comunità cristiane presenti negli Stati più islamizzati della Nigeria settentrionale che coincidono quasi sempre con i 12 Stati che hanno introdotto nella loro legislazione la sharia. Anche in Myanmar la situazione della libertà religiosa e dei diritti umani nel 2007 ha subito un netto peggioramento.

Tra agosto e settembre monaci buddisti si sono messi a capo di un movimento pacifico contro i soprusi e le politiche repressive del regime militare che dal 1962 regge il Paese con il pugno di ferro. In Iran la minoranza perseguitata con più violenza è quella dei Bahai, la più grande minoranza religiosa del paese, con circa 300mila fedeli. Grave anche la situazione nel Pakistan, dove lo strumento peggiore della repressione religiosa è la legge sulla blasfemia, l’esempio di legislazione più settaria e fondamentalista del Paese, che continua a mietere vittime. A Cuba invece le restrizioni alla libertà religiosa contribuiscono a impoverire la presenza dei giovani tra i fedeli cattolici e a far sì che, perfino tra i praticanti, il livello di appoggio alle misure morali come l'opposizione all'aborto e al divorzio, o il gesto di sposarsi in chiesa, non siano seguiti neanche dalla metà della popolazione.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 27 Ottobre 2008 22:31 )

http://www.korazym.org/index.php/esteri/6-internazionale/560-liberta-religiosa-il-punto-della-situazione-nel-2008

MUSULMANI CONVERTITI AL CRISTIANESIMO CHIEDONO LIBERTA' RELIGIOSA

05/11/2008 13:19
VATICANO - ISLAM
Musulmani convertiti al cristianesimo chiedono libertà religiosa agli esperti radunati in Vaticano
L’appello, firmato da 144 persone, domanda agli esperti del dialogo di non dimenticare la difficile situazione dei cristiani, trattati come “degli esclusi e come dei paria”. Fra le richieste più urgenti, la garanzia di libertà a cambiare religione.


Roma (AsiaNews) – Un gruppo di 144 cristiani, di cui 77 musulmani convertiti al cristianesimo, ha lanciato un appello agli esperti islamici e cattolici radunati in Vaticano in questi giorni perché essi non dimentichino le minoranze cristiane e i neo-convertiti nei Paesi islamici. I firmatari dell’appello – cattolici, ortodossi e protestanti dell’Africa del Nord e del Medio Oriente – domandano che il dialogo che si svolge in Vaticano porti a questi risultati:

1) che la legge islamica non si applichi ai non musulmani;

2) che sia abolita la condizione di “dhimmi”, di cittadini di seconda classe;

3) che la libertà di cambiare religione sia riconosciuto come un diritto fondamentale.



L’appello ricevuto da AsiaNews è anche pubblicato sul sito www.notredamedekabylie.net , legato ai cristiani d’Algeria.

I firmatari “gioiscono” per i passi che si stanno svolgendo in questi anni e per la Lettera dei 138 saggi musulmani, da molti definita come una testimonianza che “l’Islam non è contro i cristiani”. Ma essi sottolineano che la condizione di minoranza dei cristiani nei Paesi islamici, “già marchiata dall’insopportabile stato di ‘dhimmi’ [lett.: gruppo protetto grazie al pagamento di una tassa al governo islamico, escluso dalla effettiva parità nella società], è aggravata dalla crescita dell’islamismo militante apparso negli ultimi tempi”.

“Quanto ai neo-cristiani, o convertiti – continua l’appello – essi non hanno alcun diritto di esprimere la loro nuova scelta religiosa, pena la condanna come apostate, al punto da essere costretti all’auto-esilio, se possono”.

I firmatari chiedono allora che il dialogo che si sta aprendo fra Vaticano e esperti islamici affronti “anzitutto tre temi urgenti :

1) la legge islamica non sia applicata ai non musulmani;

2) lo stato di dhimmi, che fa dei cristiani egli esclusi e dei paria, non è più accettabile e deve essere abolito, perché esso offende la dignità umana, proprio come la schiavitù;

3) la libertà di cambiare religione deve essere riconosciuto come un diritto fondamentale, un diritto che viene da Dio, il quale non obbliga nessuno ad adorarlo”.

Il testo ricorda che nel Corano vi sono versetti favorevoli alla libertà di religione, mentre alcune Hadith [detti del profeta] domandano la morte dell’apostata. “Purtroppo – spiega l’appello – alcuni Stati hanno posto queste frasi nella loro costituzione (ad es. La Mauritania), che essi applicano nonostante la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948”.

Riaffermando che questo dialogo islamo-cristiano è necessario, i firmatari suggeriscono agli esperti di “tener conto dei cristiani che vivono nel mondo detto ‘musulmano’, o da cui provengono. Metterci da parte, dimenticarci, sarebbe un segno di ignoranza, o una volontà manifesta di non voler affrontare le questioni che ci fanno problema. L’attualità, purtroppo non cessa di dimostrarlo: i cristiani nel mondo musulmano sono in grave pericolo”.


http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=13673&geo=5&size=A