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domenica 22 febbraio 2009

SOKA GAKKAI-ANALISI DEL GRIS

SOKA GAKKAI GRIS
La Soka Gakkai è nel complesso abbastanza difficile da comprendere. Nè io la definirei completamente una setta anche se ne ha molte caratteristiche. E' nata negli anni 30 in Giappone, fondata da Josei Toda, e Makiguki, un maestro elementare, diffondendosi poi nei decenni successivi in tutto il mondo, grazie al 3° presidente onorario Daisaku Ikeda, che effettuerà vari viaggi in tutti i continenti per portare il particolare buddismo di Nichiren (sul quale mi dilungherò più avanti). Scriverà in seguito una serie di volumi denominati "La nuova rivoluzione umana", alcuni volumetti di letteratura spicciola dove racconta questi viaggi e le sue "avventure", le difficoltà che ha affrontato con piccole scene umoristiche.

La pratica della Soka Gakkai è molto semplice. Si dice ispirata al buddismo di Nichiren. Il buddismo di Nichiren è basato sul Sutra del Loto, che molti buddisti considerano il "supremo insegnamento", in quanto è una specie di riassunto di tutte le dottrine esposte dal Buddha Shakyamuni nei sutra precedenti. Nichiren affermò che, oltre a studiare e recitare correttamente il Sutra del Loto, per una pratica corretta ed il risveglio della consapevolezza fosse sufficente la recitazione del suo titolo, Myoho Renghe Kyo, che è il titolo in cinese antico. Perciò il mantra che i devoti di Nichiren considerano il mantra sublime, necessario, è Nam Myoho Renghe Kyo, che letteralmente significa "dedico la mia vita alla mistica legge di causa effetto" o anche "dedico la mia vita alla meravigliosa legge del Sutra del Loto".

So bene che la Soka Gakkai viene spesso attaccata proprio a causa della sua pratica che si ritiene a lungo andare "ossessiva ed alienante". Io personalmente ho potuto sperimentare la recitazione del daimoku (nam myoho renghe kyo) e posso dire che funziona, ed è veramente efficace come pratica di consapevolezza.

Sono tante le critiche che la Soka Gakkai riceve. Al mattino ed alla sera si usa recitare Gongyo, alcuni brani ritenuti essenziali del Sutra del Loto. Tali brani però sono recitati in giapponese antico, per cui non se ne conosce il significato! Lo studio dei testi buddisti si basa esclusivamente sui Gosho di Nichiren, delle lettere che il monaco buddista fondatore scriveva ai propri fedeli nel giapponese medievale. Ma ciò che è peggio è che si seguono assiduamente le guide del Sig. Daisaku Ikeda, sul quale si potrebbero dire molte cose.

Dalle accuse di violenza di violenza sessuale che ha ricevuto (smentite dall'associazione però), al possesso di enormi patrimoni. Purtroppo la filosofia proposta dalla Soka Gakkai è tutt'altro che buddista. C'è un grande impegno sociale su ogni fronte, da campagne contro l'inquinamento e per la pace. Peccato però, che nel paese madre, il giappone, la Soka non abbia mai fatto niente per contrastare la pena di morte. Peccato che, fino a poco tempo fa, la Soka Gakkai era strettamente legata ad un partito politico, il New Komeito, infrangendo il principio buddista di separazione tra politica e religione.

Ma non voglio soffermarmi esclusivamente su questi aspetti: se ne potrebbero discutere per ore.
Ciò che più preme ai buddisti è che non v'è traccia nella Soka Gakkai del nobile ottuplice sentiero, nè della presa di rifugio nei tre gioielli. La recitazione di Nam Myoho Renghe Kyo avviene in modo frenetico, molti membri la praticano anche per 3 o 5 ore se non più di seguito. La pratica viene incoraggiata per raggiungere "benefici" materiali. In base a un Gosho di Nichiren mal interpretato, si asserisce che "i desideri sono illuminazione" ed il loro conseguimento porta alla felicità. Un noto libriccino per introdurre alla pratica del Buddismo di Nichiren nella Soka Gakkai è "Felicità in questo mondo" assomiglia tanto ai libretti dei testimoni di Geova. Così come le riviste sempre edite da tale società "Il nuovo rinascimento", "Buddismo e Società" e "Il volo continuo" pullulano di esperienze di praticanti, e di come la loro vita sia cambiata in modo miracoloso.

Sopratutto dopo che si diventa membri di questa associazione viene incoraggiata molto "l'attività" all'interno dell'organizzazione, per mettere "cause positive nella propria vita" ed avere più benefici. A causa della vita frenetica che conducono i membri della Soka, tra lavoro, attività e recitazione, sono tutt'altro che felici.

Ad ogni riunione del gruppo ed evento si effettua sempre il conteggio dei presenti da comunicare ai vertici, vi sono responsabili di "gruppo", di "settore", di "capitolo", di "zona". Dai responsabili di gruppo in su sembra di aver a che fare con persone in genere molto critiche e autoritarie. Si ricevono quantità insolite di visite e telefonate quando un membro decide di allontanarsi dal gruppo.

Vorrei scrivere di più, molto di più. La mia esperienza è stata breve, anche se molto importante ed intensa. Nella mia ricerca ho parlato con molte persone fuoriuscite, ho raccolto esperienze di persone che hanno passato anche 20 anni in questa organizzazione. Molti sono convinti di aver solamente buttato via parte della loro vita.

Vorrei ringraziare i membri della Soka per avermi insegnato questo tipo di pratica, per il sostegno e l'incoraggiamento che mi hanno dato. Io credo che la maggioranza delle persone presenti nelle sette siano sincere, e non cerchino altro che pace e serenità.

Sara
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SOKA GAKKAI

Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai
Via di Bellagio, 2/E
50141 Firenze
Tel.: 055-426971
Fax: 055-450383
E-mail: segreteria@sgi-italia.org
URL: www.sgi-italia.org/
Tsunesaburo Makiguchi (1871-1946), un maestro elementare noto per una serie di saggi critici nei confronti del sistema educativo giapponese, e Josei Toda (1900-1958), direttore di una scuola privata, fondano nel 1930 la Soka Kyoiku Gakkai, “Società educativa per la creazione di valore”. Nel 1928 i due educatori si erano convertiti al buddhismo di Nichiren Daishonin (1222-1282), nella versione diffusa dall’ordine monastico Nichiren Shoshu. Sulla base di questa conversione, Makiguchi e Toda sostituiscono il classico trinomio giapponese verità-bene-bellezza con la diversa formula guadagno-bene-bellezza. “Guadagno” è inteso qui nel senso di “valore”, di quello che nasce dalla relazione tra il soggetto e l’oggetto (“l’insieme di quei valori di attinenza e importanza diretta per la vita dell’individuo intesa nel suo complesso”). La verità è assoluta e prescinde dall’essere umano; il valore è l’elemento che collega l’essere umano all’oggetto. La parola “guadagno” è vista nell’ambito dell’antinomia guadagno-perdita. Allo scoppio della guerra, la Soka Kyoiku Gakkai è coinvolta nella repressione governativa delle attività religiose indipendenti, tanto più che i suoi fondatori - a differenza di altri leader religiosi giapponesi - non sono disposti a sostenere lo sforzo bellico nazionale. Entrambi sono arrestati, e Makiguchi muore in carcere. Liberato nel 1945, Toda si dedica alla ricostruzione del movimento che nel 1946 cambia nome in Soka Gakkai (“Società per la creazione dei valori”).

Ormai, la Soka Gakkai non si indirizza più soltanto, né prevalentemente, agli educatori ma estende gli stessi principi a tutti gli aspetti della vita sociale, con un deciso impegno a favore della pace. Eletto formalmente presidente della nuova società nel 1951, Toda può contare su poco meno di tremila nuclei familiari. Promette di convertire 750.000 famiglie prima della sua morte, e realizza l’obiettivo nel 1957 grazie a un proselitismo attivo fondato sul metodo shakubuku di Nichiren. Nel 1952 - superando alcune resistenze della gerarchia monastica della Nichiren Shoshu, e impegnando nello stesso tempo tutti i membri ad aderire ai templi locali dello stesso ordine religioso - Toda registra legalmente la Soka Gakkai come organizzazione religiosa. Muore nel 1958; gli succede nel 1960 come presidente Daisaku Ikeda (nato nel 1928), il suo principale discepolo. Il successo continua: nel 1970 i nuclei familiari aderenti saranno sette milioni e mezzo. Nel frattempo, fin dall’anno del suo insediamento, il presidente Ikeda lavora alla diffusione internazionale della Soka Gakkai, originariamente tramite mogli giapponesi di uomini d’affari europei e di militari americani che avevano prestato servizio in Giappone, e impiegati di società multinazionali giapponesi che vivono all’estero. Ben presto si aggiungono convertiti occidentali; nel 1963 la Soka Gakkai è riconosciuta negli Stati Uniti come associazione senza fine di lucro; nel 1975 è fondata la Soka Gakkai International; nel 1985 l’Istituto Europeo della stessa Soka Gakkai International a Parigi, con delegati e osservatori di quattordici Paesi europei. Ikeda si rende noto, fin dalla metà degli anni 1960, come portavoce internazionale del buddhismo, anche attraverso i suoi dialoghi con filosofi, politici e scienziati, alcuni dei quali pubblicati. Diventa anche uno dei più noti attivisti internazionali nel campo dell’educazione alla pace e delle proposte di disarmo, collaborando con diverse istituzioni delle Nazioni Unite e fondando centri di studio come il Boston Research Center for the 21st Century (1993) e il Toda Institute for Global Peace and Policy Research (1996).

Non mancano, peraltro, i problemi: come è periodicamente avvenuto nella storia del buddhismo Nichiren, il proselitismo shakubuku suscita in Giappone resistenze e diffidenze per il suo carattere considerato spesso aggressivo. Senza rinnegare formalmente lo shakubuku, gradualmente le preferenze della Soka Gakkai si indirizzano verso l’altro metodo di proselitismo della scuola Nichiren detto shoju e basato maggiormente sul dialogo e l’esempio. Insieme ad altri problemi questo crea, fin dagli anni 1970, una tensione con i monaci della Nichiren Shoshu. Il conflitto fra una piccola organizzazione di monaci ultra-conservatori e un movimento di laici attivo su scala mondiale con preoccupazioni tipicamente moderne riproduce schemi che si ritrovano in altre vicende religiose. Alla ricerca di una soluzione, Ikeda nel 1979 si dimette dalla presidenza della Soka Gakkai. Gli succedono Hiroshi Hojo (1923-1981), quindi Einosuke Akija. Ikeda rimane comunque la guida spirituale incontestata della Soka Gakkai, e il conflitto con i monaci esplode come insolubile a partire dal dicembre 1990.

All’accusa rivolta dai monaci ai laici di avere abbandonato lo shakubuku in favore del metodo shoju si aggiungono pretese economiche crescenti da parte dei monaci (e in particolare del patriarca Nikken), sopportate sempre meno volentieri dai laici. Nel novembre 1991 i monaci comminano la scomunica ai membri della Soka Gakkai che rifiutano di abbandonare i loro dirigenti (in pratica, la stragrande maggioranza dei membri sia in Giappone sia all’estero). Da questo momento per i nuovi membri non è più disponibile la cerimonia di Gojukai, nel corso della quale si riceve da un monaco una copia della sacra pergamena (Gohonzon, letteralmente “oggetto cui è dovuto il più grande rispetto”) originariamente incisa da Nichiren, e non è più permesso ai membri della Soka Gakkai recarsi in pellegrinaggio al tempio centrale di Taiseki-ji (paradossalmente, ricostruito e ampliato proprio grazie alle loro donazioni). Dopo questa crisi, per qualche anno, la cerimonia di Gojukai è sostituita dalla semplice consegna di un certificato di adesione.

Ma, nel settembre 1993, uno dei templi della Nichiren Shoshu, quello Joen-ji nella prefettura giapponese di Tochigi, si ribella alle imposizioni del patriarca Nikken e annuncia che distribuirà ai nuovi membri della Soka Gakkai un Gohonzon copia di una pergamena trascritta nel 1720 da Nichikan Shonin (1665-1726), il ventiseiesimo patriarca della Nichiren Shoshu. Questo annuncio, semmai, peggiora le relazioni con i monaci del tempio centrale Taiseki-ji, che dichiarano i nuovi Gohonzon non autorizzati dal patriarca Nikken “contraffazioni” e reiterano la proibizione del pellegrinaggio al tempio centrale. Peraltro, solo una piccola minoranza di fedeli laici ha seguito il patriarca Nikken e le organizzazioni da lui ispirate in Giappone e in altri Paesi (Italia compresa). In Giappone gli aderenti alla Soka Gakkai superano gli otto milioni di nuclei familiari. Nel resto del mondo la Soka Gakkai - presente in centonovanta nazioni e territori del mondo, con un numero complessivo di oltre dodici milioni di aderenti - sfiora il milione e mezzo di membri; in Italia la Soka Gakkai ha avuto una vera e propria esplosione negli anni 1990, conquistandosi una notorietà mediatica anche grazie all’adesione di figure note, tra cui il calciatore Roberto Baggio e l’attrice Sabina Guzzanti: gli aderenti erano 13.000 nel 1993, 21.000 nel 2000, circa 40.000 nel 2005 e quasi 50.000 sul finire del 2008.

Di tanto in tanto arrivano echi in Europa di controversie relative alla politica giapponese. Nel 1964 la Soka Gakkai aveva fondato e sostenuto un partito politico nazionale, il Komeito - da cui è formalmente separata dal 1970 -, che nel 1994 è entrato in coalizione con altri nel partito Shinshinto, di carattere nazionale, mentre a livello locale rimane attivo il collegato partito Komei (in seguito il Komeito si è alleato al Partito Liberal Democratico di Yoshiro Mori, precedentemente “nemico storico” del Komei). Questi partiti hanno fatto parte di alleanze di governo a livello locale e nazionale e sono ormai parte integrante della vita politica giapponese. Negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Italia e in altri Paesi la Soka Gakkai è nota per importanti iniziative culturali nel campo delle arti, della letteratura, dell’educazione alla pace e ai diritti umani. Di rilievo sono anche alcune attività di collaborazione culturale fra il Giappone e l’Italia. Nel 1981 il Min-on, l’associazione musicale fondata da Ikeda e attualmente la più grande del Giappone con oltre quattro milioni di iscritti, porta una troupe della Scala in Giappone. Nel 1984 in collaborazione con le Soprintendenze alle Belle Arti di Siracusa, Palermo e Agrigento sono esposti in Giappone, nel Museo Fuji (fondato dallo stesso Ikeda), oltre novecento reperti di epoca greca ritrovati in Sicilia. Nel 1989 sono esposti al Fuji i “Tesori dell’Università di Firenze” (tra cui antiche edizioni e manoscritti della Divina Commedia, del Canzoniere, e scritti di Galileo). Nel 1996 sempre il Fuji ospita una mostra sulla Casa Buonarroti di Firenze. Nel 1994 a Palazzo Medici Riccardi di Firenze è ospitata la mostra “Il mondo dei Samurai: i tesori dell’arte giapponese dal Museo Fuji di Tokyo”. La mostra intitolata “Verso un secolo d’umanità: i diritti dell’uomo nel mondo contemporaneo” ha avuto nel 1966, a Roma e a Milano, oltre cinquantamila visitatori, e nel 1999 oltre trentacinquemila visitatori a Napoli e Venezia. In Francia - nel contesto dell’autentico panico morale che si è determinato, per una serie complessa di ragioni, in tema di “sette” - anche la Soka Gakkai è stata oggetto di critiche, che si sono estese ad altri Paesi francofoni e hanno trovato occasionale eco in Italia.

Le origini della Soka Gakkai in Italia risalgono al 1961, quando Sadao Yamazaki - un membro del movimento che all’epoca risiede a Roma - è nominato “corrispondente dall’Italia”. Il “Settore Italia” nasce due anni più tardi, quando Daisaku Ikeda compie il suo secondo viaggio nella penisola. A Sadao Yamazaki e a sua moglie si aggiunge presto la signora Toshiko Nakajima, arrivata in Italia dal Giappone per ragioni di studio, e nel 1965 il fratello di Toshiko, Tamotsu Nakajima. Nel 1966 la prima praticante italiana - Amalia Miglionico (soprannominata “Dadina”) - riceve il Gohonzon. Nel 1969 giungono in Italia Mitsuhiro Kaneda e la moglie Kimiko; di lì a poco Tadayasu Kanzaki si trasferisce a Bergamo per lavoro, completando così la formazione del nucleo storico dei primissimi pionieri. Nel 1970 nasce il “Capitolo Italia”, affidato alla responsabilità di Mitsuhiro Kaneda. Intorno al 1975 arrivano in Italia due musicisti jazz americani praticanti della Soka Gakkai - Karl Potter e Marvin Smith -, i quali diffondono il messaggio buddhista fra i loro studenti. Aumentano così i praticanti italiani e nel novembre 1976 è organizzato il primo raduno nazionale a Poppiano (Firenze), con sessanta partecipanti, mentre nell’agosto 1979 si tiene il primo corso estivo a Bardonecchia (Torino). La crescita, originariamente lenta, accelera dopo la visita del presidente Daisaku Ikeda in Italia nel 1981, che ispira il lancio - nel febbraio 1982 - del mensile Il Nuovo Rinascimento; nel 1984 il primo centro ufficiale italiano è aperto a Firenze, seguito dalla posa della prima pietra per il centro culturale nazionale della Villa di Bellagio, sempre a Firenze, nell’aprile 1986, la cui costruzione è completata nel maggio 1987. Negli anni 2000 si è manifestata una complessa problematica interna alla Soka Gakkai italiana intorno a questioni di leadership, stile di dirigenza e organizzazione amministrativa, con l’emergere di due gruppi i cui contrasti, se da una parte sembrano in via di faticosa risoluzione, dall’altra hanno spinto diversi membri a lasciare il movimento, talora diventandone aspri critici.

L’interpretazione del buddhismo Nichiren nel solco del suo successore Nikko Shonin (1246-1333) proposta dalla Soka Gakkai afferma che si può raggiungere l’illuminazione o “buddhità” in questa vita recitando con fede profonda il daimoku davanti al Gohonzon. I membri recitano pure mattino e sera, sempre davanti al Gohonzon, i due capitoli del Sutra del Loto che considerano più importanti (Hoben e Juryo). Fondamentale rimane comunque la recita del daimoku, il quale contiene in sé la legge universale maestra di tutti i Buddha passati, presenti e futuri. I cinque o sette caratteri giapponesi (secondo diverse versioni) dell’espressione Nam myoho renge kyo, per Nichiren esprimono la verità ultima. Nam significa “consacrazione” della propria vita alla verità (“Legge Mistica”), al Sutra del Loto e a Nichiren che, avendo reso manifesta la Legge, è egli stesso un Buddha. Myoho significa la “Legge meravigliosa” che è insieme la realtà ultima. Soprattutto il dirigente inglese della Soka Gakkai Richard Causton (1920-1995) ha spiegato, in un modo accessibile a persone di formazione filosofica occidentale, la profondità della legge myoho basata sulla dualità di ku (potenza) e ke (atto), entrambe espressioni inseparabili di chu (essenza). Questa dualità spiega anche il concetto di reincarnazione: dopo la morte la vita non scompare ma continua nello stato potenziale di ku, fino a quando - riproponendosi le condizioni adatte - riappare come ke. In questo quadro il nirvana - nozione, come si è visto, fra le più discusse all’interno del buddhismo - non è la fine del ciclo delle rinascite, ma la sua ripetizione in uno stato di illuminazione. Chi ha raggiunto la buddhità rinasce continuamente per aiutare gli altri a diventare a loro volta Buddha. Renge significa “fiore di loto”, che fiorisce nelle paludi e simboleggia, secondo la Soka Gakkai, la dottrina secondo cui il desiderio non deve essere negato, ma coltivato come forza per la “rivoluzione umana”, cioè la vittoria sugli aspetti negativi dell’individuo e della società. Il loto produce contemporaneamente fiori e frutti, e simboleggia quindi anche la dottrina della simultaneità della causa e dell’effetto. Le cause inerenti (karmiche) sono stimolate dalle cause esterne e producono (immediatamente) un effetto latente che si trasformerà a suo tempo in effetto manifesto.

Recitare il daimoku permette di cambiare il proprio karma, quindi il destino e il mondo nel suo insieme. “Praticando”, il membro della Soka Gakkai ottiene certamente vantaggi per sé, ma opera anche per la pace e la felicità del mondo intero. La pratica di kosen rufu, cioè di diffusione del buddhismo Nichiren, è così anche “pratica per gli altri”. Kyo indica il Sutra, ma anche - più estesamente - le vibrazioni della pratica, l’illuminazione del Buddha e il suo insegnamento. In questo senso la vita del praticante inizia con la recita del daimoku ma non si ferma qui: la “rivoluzione umana” e la promozione della pace e della felicità nel mondo richiedono lo studio del buddhismo Nichiren (la Soka Gakkai distingue cinque livelli di studio, cui corrispondono altrettanti esami), la partecipazione a riunioni di discussione, e l’impegno nelle attività umanitarie e culturali della Soka Gakkai che, come si è accennato, sono piuttosto ampie. Di fatto - secondo l’osservazione di sociologi come Bryan Wilson (1926-2004) e Karel Dobbelaere - molti si accostano inizialmente alla Soka Gakkai spinti dal desiderio di risolvere problemi concreti e difficoltà relative alla salute, alla vita familiare e affettiva, al lavoro, alla carriera. Se questo è il motivo di attrazione iniziale verso la Soka Gakkai, coloro che non si limitano a frequentarla per qualche mese ma ne fanno la propria identità religiosa stabile e primaria intraprendono lo studio del buddhismo Nichiren, assumono con convinzione gli scopi della “rivoluzione umana” e si convincono che la pratica efficace per sé è effettivamente, nello stesso tempo, “pratica per gli altri”.

B.: Per una introduzione generale cfr. Karel Dobbelaere, La Soka Gakkai. Un movimento di laici diventa una religione, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1998; più ampiamente Bryan Wilson - K. Dobbelaere, A Time to Chant. The Soka Gakkai Buddhists in Britain, Clarendon Press, Oxford 1994; e Phillip E. Hammond - David W. Machacek, Soka Gakkai in America. Accomodation and Conversion, Oxford University Press, New York 1999. Uno studio sociologico sulla Soka Gakkai in Italia è quello di Maria Immacolata Macioti, Il Buddha che è in noi. Germogli del Sutra del Loto, SEAM, Roma 1996. Tra le fonti primarie tradotte in lingua italiana: Dayle M. Bethel, La creazione di valore. Vita e pensiero di Tsunesaburo Makiguchi, trad. it., Esperia, Milano 1998; Daisaku Ikeda, Buddhismo oggi, trad. it., 5 voll., Esperia, Milano 1991-1993; Idem, La rivoluzione umana, trad. it., 12 voll., Esperia, Milano 1993-2002; Idem, La nuova rivoluzione umana, trad. it., 12 voll. finora comparsi, Esperia, Milano 1996-2005; Idem, Gli eterni insegnamenti di Nichiren Daishonin, trad. it., Esperia, Milano 1997. L’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai pubblica il quindicinale Il Nuovo Rinascimento, il bimestrale Buddismo e Società e il settimanale Il Volo Continuo.





http://www.cesnur.org/religioni_italia/b/buddhismo_16.htm

La Soka Gakkai. Un movimento di laici diventa una religione

Karel Dobbelaere, La Soka Gakkai. Un movimento di laici diventa una religione

Elle Di Ci, Leumann (TO) 1998 (3a ed. 1999), pp. 96, L. 10.000

Recensione di Pier Marco Ferraresi

Karel Dobbelaere è l’autore del volume La Soka Gakkai. Un movimento di laici diventa una religione, il più grande movimento religioso buddhista (di origine giapponese) contemporaneo. Il primo capitolo (pp. 5-23) esamina la storia del movimento, nato nel 1930 ad opera del pedagogo Tsunesaburo Makiguchi (1871-1946) e dell’educatore Josei Toda (1900-1958), come una società laica per l’educazione e la "creazione di valore", e trasformato da quest’ultimo - dopo la II guerra mondiale - in un movimento a maggiore valenza religiosa. D’altra parte, l’adesione al buddhismo di Nichiren rivestiva fin dall’origine un’importanza fondamentale nell’opera della creazione di valore. Inoltre, almeno inizialmente, il movimento continua a presentarsi come un’associazione di laici che aderiscono al buddhismo di Nichiren e ne fanno il "pilastro" di un ampio numero di organizzazioni culturali ed educative. Il movimento raggiunge la sua dimensione attuale di circa 15 milioni di membri sotto Daisaku Ikeda (nato nel 1928), diventato presidente della Soka Gakkai nel 1960, ma recentemente il volto di associazione di laici buddhisti si sta sempre più trasformando in quello di movimento del tutto autonomo, soprattutto dopo la rottura con i monaci della Nichiren Soshu - nel 1991 -, che ha portato al sorgere tutto interno di una gerarchia di ministri per le esigenze del culto.
Il secondo capitolo (pp. 25-45) esamina il popolo della Soka Gakkai sia dal punto di vista delle credenze e delle pratiche, sia dal punto di vista delle caratteristiche sociali. La pratica più importante per i membri della Soka Gakkai consiste nella recita, al mattino e alla sera, di due capitoli del Sutra del Loto, davanti al Gohonzon, pergamena che ne riproduce una incisa da Nichiren e che simboleggia la realtà ultima; ma soprattutto, sempre davanti al Gohonzon, nella recita con fede profonda della formula di tale Sutra: "Nam-myoho-renge-kyo", che sintetizza tutti gli apetti fondamentali della dottrina e in particolare - nella parola myoho - la legge universale della vita, che comporta anche una visione positiva della reincarnazione. Il principio vitale si esplica in successive reincarnazioni, che costituiscono nel loro ripetersi infinito un’affermazione positiva di tale principio, e non ha senso dunque cercare di sfuggirvi; anzi, maggiore è la perfezione individuale, più prontamente, una volta che se ne è usciti, si rientra nella vita per portare altri alla perfezione. L’unità organizzativa elementare della Soka Gakkai è costituita dai gruppi locali, a loro volta raccolti in settori, capitoli, centri e regioni: l’insieme delle regioni costituisce la Soka Gakkai di una nazione. Le attività professionali rappresentate sono molteplici, con una certa prevalenza dei lavoratori autonomi, in particolare di quelli impegnati nei settori del servizio (medici, infermieri e così via) e artistici. La presenza, oltre che dei momenti di incontro delle varie unità organizzative sopra citate, di organizzazioni parallele che raccolgono soggetti con interessi comuni (secondo criteri che vanno dall’età, al sesso, alla professione, ecc.), offre ai membri del movimento la possibilità di un impegno non trascurabile in termini di numero di riunioni.
Il terzo capitolo (pp. 47-63) esamina il processo di conversione al movimento. L’elemento centrale è la progressiva mutazione delle motivazioni del soggetto nel passaggio dalla fase di generico interesse a quella di permanenza duratura. Il soggetto che si converte alla Soka Gakkai non sembra essere in generale una persona inizialmente spinta da motivazioni di ricerca religiosa. La conversione, piuttosto, "testimonia una ricerca di soluzioni a problemi di vita quotidiana. È solo in seguito che la perseveranza nel movimento fa sorpassare questa prima preoccupazione per portarla al livello della ricerca e della conquista della buddhità, ossia dell’“illuminazione interiore”, definita come stato di felicità profonda e piena" (p. 62).
Il quarto capitolo (pp. 65-86) prende in considerazione il "pilastro" della Soka Gakkai, ossia il modo con cui il movimento informa le istituzioni della vita civile nelle quali si estrinseca il suo impegno sociale (la nozione di "pilastro" è tipico della sociologia del paese dell’autore, il Belgio, la cui vita quotidiana è stata studiata all’interno dei "pilastri" - paralleli, ma non convergenti - cattolico e laicista, ciascuno con le sue istituzioni sociali e politiche). La Soka Gakkai si definisce un’organizzazione per la promozione della pace, dell’educazione e della cultura; tutti questi ambiti sono analizzati in dettaglio nel volume, che mette in luce come l’impegno della Soka Gakkai sia svolto attraverso pubblicazioni, istituti scolastici e culturali e l’attività - a livello internazionale - nel quadro dell’ONU e dell’UNESCO, con particolare attenzione alle tematiche della pace, dell’ambiente e dello sviluppo. Tuttavia il "pilastro" della Soka Gakkai "non appare, comunque, che embrionale, se paragonato ai “pilastri” che esistono in Europa, soprattutto da parte cattolica" (p. 84).
Le brevi considerazioni conclusive (pp. 87-88) mettono in risalto come la Soka Gakkai non sia puramente orientata al cambiamento dell’individuo, ma come in essa sia invece viva la coscienza della necessità di trasformare le strutture sociali al fine di migliorare l’esistenza degli esseri umani.


http://www.cesnur.org/recens/soka.htm